Banche centrali e i cinque meeting in arrivo. Il punto su Fed, Bce & co.
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Non un uno, ma ben cinque i meeting delle principali banche centrali in programma la prossima settimana. Non solo Fed e Bce, in primo piano anche le decisioni della Bank of England (BoE), della Swiss National Bank (SNB) e della Bank of Japan (BoJ) che si riuniranno tutte nell’arco di 24 ore. E in un contesto dominato dallo scoppio del conflitto in Iran, probailmente i governatori si soffermeranno sull’analisi dello scenario e dei nuovi rischi.
“Le autorità monetarie inizieranno così a tracciare una rotta attraverso le nuove turbolenze che rischiano di compromettere gli sforzi per riportare l’inflazione verso l’obiettivo in modo stabile e duraturo. In linea di principio, queste riunioni avrebbero un potere segnaletico particolarmente elevato; nella pratica ci aspettiamo che le cinque banche centrali mantengano invariati i tassi di interesse, adottino un approccio improntato alla prudenza e si impegnino il meno possibile riguardo alle decisioni future“, sottolinea il senior economist Sean Shepley nel weekly outlook di Allianz Global Investors.
Cinque banche centrali e un unico shock
Il panorama economico globale sta attraversando una fase particolarmente turbolenta, segnata da sfide legate all’inflazione, alla politica monetaria ma soprattutto a fattori geopolitici. Storicamente, le banche centrali consideravano un aumento dei prezzi dell’energia come un fenomeno transitorio, che non giustificava un intervento immediato sui tassi di interesse. Tuttavia, l’inflazione post-Covid ha rivelato che questo approccio potrebbe essere obsoleto. In particolare, l’aumento dei tassi, inizialmente tardivo e limitato, si è rivelato necessario per contenere l’inflazione che, dopo essere stata inizialmente sottovalutata, ha avuto un impatto significativo sulle economie mondiali.
“Per il momento, tutte e cinque le banche centrali devono valutare l’entità e la possibile durata dell’aumento dell’inflazione”, spiega Sean Shepley che sintetizza le sfide principali dei cinque istituti centrali.
Fed, esposta a rischi sul fronte prezzi e lavoro
Secondo l’economista “la situazione più complessa è probabilmente quella degli Stati Uniti” e spiega che dato il suo duplice mandato (perseguire sia la stabilità dei prezzi sia il massimo livello di occupazione possibile), la Fed è esposta a rischi in entrambe le direzioni. “Di conseguenza, ha una solida giustificazione per mantenere i tassi fermi di fronte al rincaro dell’energia, in attesa di raccogliere ulteriori informazioni. I mercati obbligazionari continuano a prevedere che la Fed taglierà i tassi quest’anno, anche se più tardi e in misura inferiore rispetto a quanto precedentemente previsto”.
Bce: un aumento prolungato dei prezzi dell’energia potrebbe spingerla a lanciare un alert
Per la Bce l’analisi parte dall’inflazione. Il dato complessivo della zona euro sta convergendo verso il target, pur con qualche oscillazione e persistenti dubbi sulla possibilità che l’inflazione dei servizi rallenti a sufficienza per permettere un ritorno al valore target in modo duraturo. “La Bce ha potuto permettersi di pazientare, in un contesto di stabilità dei prezzi dei fattori produttivi, ma un aumento prolungato dei prezzi dell’energia potrebbe spingerla a lanciare un segnale d’avvertimento ai responsabili delle negoziazioni salari, per evitare che il percorso di ritorno verso l’inflazione target non subisca deviazioni prolungate”, affermano da Allianz ricordando che i mercati obbligazionari considerano concreto questo rischio, scontando la possibilità di un rialzo dei tassi di 25 punti base dopo l’estate.
BoE, la possibilità di nuovi rialzi appare contenuta
Nel Regno Unito, l’inflazione sembrava ormai prossima a scendere per tornare al target, date le modifiche ai prezzi amministrati annunciate dal governo nel bilancio dello scorso anno. Shepley pone una questione in evidenza, ossia il fatto che il Paese sia molto esposto ai prezzi del gas importato e questo, unitamente all’eredità di un’inflazione rimasta sopra il target fin dalla pandemia, rende lo rende particolarmente vulnerabile. “La politica monetaria è ancora restrittiva e la disoccupazione è in aumento da oltre due anni, quindi, a differenza che nel caso della Bce, la possibilità di nuovi rialzi dei tassi appare contenuta. I mercati hanno comunque perso fiducia nei due tagli dei tassi precedentemente previsti per quest’anno”.
SNB, le differenti sfide
La SNB è una storia a parte, visto che le sfide che deve affrontare sono diverse da quelle delle altre banche centrali. L’inflazione svizzera è rimasta prossima al limite inferiore dell’intervallo target della banca centrale, mentre il franco svizzero ha registrato una forte domanda come valuta rifugio: di conseguenza, il rischio di uno shock inflazionistico non è tra le principali preoccupazioni. Allo stesso tempo, l’aumento prospettico dell’inflazione energetica rende meno probabili scenari estremi come il ritorno a tassi di interesse negativi.
Boj, anche in Giappone una pausa sembra uno scenario probabile
Infine, la BoJ è stata la banca centrale che più delle altre si è trovata prossima alla decisione di alzare i tassi di interesse. “Sebbene un aumento dell’inflazione possa rafforzare le motivazioni per un rialzo, di recente la BoJ tende a reagire con grande cautela agli shock, nel timore che l’economia reale possa perdere momentum e che la possibilità di raggiungere in modo duraturo il target inflazionistico ne risulti compromessa – spiega ancora l’economista -. Nelle riunioni della prossima settimana, la BoJ sarebbe probabilmente la banca centrale con meno ragioni per non procedere a un rialzo, ma l’opposizione politica agli aumenti dei tassi rappresenta un ulteriore vincolo. Per questo motivo, anche in Giappone una pausa sembra uno scenario probabile.
“L’incertezza sull’impatto finale del conflitto in Medio Oriente sui prezzi dell’energia e sulla durata delle possibili interruzioni sembra destinata a protrarsi oltre Pasqua. Per questo, le dichiarazioni di politica monetaria della prossima settimana probabilmente non indicheranno nell’immediato la direzione futura dei tassi, ma riveleranno come ciascuna banca centrale stia interpretando i nuovi rischi”, indica l’esperto che conclude: “guardando alle cinque banche centrali nel loro insieme, il quadro per la prossima settimana appare semplice: uno shock, cinque riunioni, un solo istinto comune: la prudenza“.