Notizie Notizie Mondo Tassi Bce e inflazione: Lagarde alle prese con un nuovo dilemma

Tassi Bce e inflazione: Lagarde alle prese con un nuovo dilemma

12 Marzo 2026 12:26

Tra una settimana esatta, giovedì 19 marzo, tornerà a riunirsi il consiglio direttivo della Banca centrale europea (Bce). La seconda riunione dell’anno dell’istituto centrale di Francoforte si terrà in un contesto radicalmente diverso rispetto alla sua ultimo meeting. La guerra in Medio Oriente prosegue senza dare segnali concreti di una de-escalation, i prezzi delle materie prime (petrolio e gas) sono aumentati e tra gli economisti stanno aumentando le scommesse su una possibile stretta da parte della Bce nel corso del 2026.

In attese della nuova riunione il mercato resta orientato verso uno scenario di tassi invariati. Tuttavia, diversi operatori ritengono possibile un cambiamento nel tono della comunicazione della Bce. In particolare, l’istituto guidato da Christine Lagarde potrebbe progressivamente abbandonare la narrativa secondo cui la politica monetaria si troverebbe in “a good place”, adottando invece un approccio più prudente e maggiormente focalizzato sui rischi.

Oltre alla decisione sui tassi, l’attenzione degli investitori sarà rivolta anche alla pubblicazione del consueto aggiornamento trimestrale delle proiezioni macroeconomiche della Bce, che offrirà indicazioni importanti sulle prospettive di crescita e inflazione dell’area euro.

Preview Bce: tassi fermi, ma attenzione al tono Lagarde

Il Consiglio direttivo della Bce resterà ancora in pausa nella prossima riunione del 18-19 marzo, con il dibattito che sarà focalizzato con tutta probabilità sul conflitto in Iran. Bloomberg Economics, come altri economisti, avanza la tesi che la Presidente Christine Lagarde possa prediligere un tono cauto durante la conferenza stampa, sottolineando la disponibilità ad agire se necessario e senza però segnalare l’urgenza di adeguare tassi.

“La Bce è pronta a mantenere i tassi invariati, ma a cambiare tono alla luce dei rischi di inflazione al rialzo derivanti dal conflitto in Medio Oriente”, avvertono da Barclays nel report dal titolo “From a “good place” to a good position“, secondo i quali la Bce riconoscerà che la guerra “ha aumentato significativamente l’incertezza, con rischi di inflazione a breve termine orientati al rialzo e rischi di crescita orientati al ribasso”. Con il board che “probabilmente rafforzerà l’impegno su un approccio riunione per riunione”.

Markets360, la divisione di ricerca di BNP Paribas, si attende che “la Bce adotti per il momento un approccio marcatamente attendista, sottolineando tuttavia che non esiterà a intervenire qualora fosse necessario per garantire la stabilità dei prezzi. Le differenze strutturali tra il contesto attuale e la crisi energetica del 2022 dovrebbero dissuadere la Bce dall’intraprendere azioni preventive”. Nel loro scenario centrale, gli esperti della banca francese non prevedono rialzi dei tassi nel corso di quest’anno, ma precisano che “gli aumenti potrebbero rendersi necessari qualora il prezzo del petrolio si mantenesse stabilmente sopra i 100 dollari al barile per diversi mesi, favorendo l’emergere di effetti di secondo impatto”.

Nuove proiezioni in arrivo

Giovedì prossimo gli economisti della Bce pubblicheranno le proiezioni macroeconomiche aggiornate. Data l’estrema volatilità delle variabili utilizzate
per le cosiddette ipotesi tecniche – in particolare l’andamento del prezzo del petrolio – Christine Lagarde ha anticipato che i dati di base saranno accompagnati da analisi di scenario. “Come accaduto in passato in occasione d’importanti episodi di shock geopolitici, ci aspettiamo che lo staff presenti uno scenario alternativo in cui una perturbazione energetica più ampia e persistente abbia un impatto più significativo sulle prospettive“, segnalano da Barclays.

Da Bloomberg Economics avvertono che il mutato contesto si rifletterà probabilmente anche in alcune modifiche alla valutazione del rischio. “Le minacce per i prezzi saranno probabilmente più orientate al rialzo e quelle per la crescita del PIL al ribasso, a causa dell’impennata dei prezzi delle materie prime.

Rialzi tassi, il dibattito è partito

I commenti degli ultimi giorni sono diventati sempre più hawkish, riconoscendo i rischi al rialzo. Il ministro slovacco Peter Kažimír ha invitato alla calma, anche se “direi che una reazione della Bce è potenzialmente più vicina di quanto molti pensino. Non voglio speculare su aprile o giugno. Ma saremo pronti ad agire se necessario”. Le probabilità di un aumento dei tassi sono cresciute nelle ultime settimane alla luce del conflitto in Medio Oriente ma è importante non cedere alla tentazione di agire in modo affrettato. A dirlo il governatore della banca centrale estone Madis Muller. Il ministro francese Villeroy de Galhau ha affermato che, allo stato attuale, non ritiene che la Bce debba aumentare i tassi ora. Il dibattito (anche se a distanza) è già iniziato, con i mercati che aumentano le scommesse su un rialzo dei tassi nel 2026.

Se le previsioni di inflazione a medio termine dovessero peggiorare al punto che il superamento dell’inflazione non fosse più considerato minimo e temporaneo, potremmo vedere che la Bce possa prendere in considerazione un aggiustamento dei tassi di riferimento per motivi di aggiustamento risk-management. In tale scenario, ci aspetteremmo che qualsiasi reazione arrivi prima piuttosto che dopo, riflettendo l’esperienza post-Covid, ma in ogni caso graduale”, avvertono da Barclays che al momento vede nello scenario base una politica monetaria invariata fino al 2027.