Notizie banche AI, dati e rischio: così cambia la finanza del 2026

AI, dati e rischio: così cambia la finanza del 2026

9 Marzo 2026 16:33

Dopo aver alimentato tensioni e timori sui mercati solo poche settimane fa, l’intelligenza artificiale torna al centro dell’attenzione del settore finanziario con una prospettiva diversa: quella di leva per rendere più efficiente il business bancario. Secondo il report Global Insights 2026 di Experian, nei prossimi mesi il ciclo del credito sarà destinato a diventare più rapido, lineare e accessibile per il cliente, pur mantenendo il presidio umano nelle fasi più sensibili del processo.

Per banche e operatori finanziari si apre così una fase di cambiamento che non riguarda soltanto l’adozione di nuove tecnologie, ma investe in profondità modelli organizzativi, controlli e criteri di governo del rischio. Sullo sfondo, infatti, cresce anche la pressione legata a frodi e identità digitali, rendendo sempre più centrale l’integrazione tra credito, compliance e sistemi di prevenzione in una visione unitaria e più evoluta della gestione del rischio.

L’AI deve generare valore: i primi benefici rilevati

Dopo l’entusiasmo che ha sostenuto l’adozione dell’intelligenza artificiale tra il 2024 e il 2025, il mercato sta entrando in una fase più selettiva e concreta, in cui a contare sono soprattutto ritorno economico, affidabilità operativa e solidità dei presìdi di governance.

Il report evidenzia come il 95% delle organizzazioni non abbia ancora ottenuto benefici tangibili dai progetti pilota di GenAI (Intelligenza artificiale generativa), mentre solo il 15% dei decisori coinvolti segnala un miglioramento dell’Ebitda nell’ultimo anno. Un quadro che sta inducendo molte aziende a rivedere tempi e priorità degli investimenti. A questo si aggiunge una pressione normativa crescente, con richieste sempre più stringenti in materia di documentazione dei modelli, tracciabilità dei dati, trasparenza e criteri di equità.

L’intelligenza artificiale agentica sta uscendo dalla fase sperimentale per assumere un ruolo sempre più concreto nei processi aziendali. Le prime applicazioni hanno già mostrato vantaggi in termini di velocità ed efficienza, con un’accelerazione delle attività che in alcuni casi viene stimata tra il 30% e il 50%. Allo stesso tempo, però, la diffusione di questi strumenti apre anche nuove complessità legate alla frammentazione dei framework tecnologici e alla necessità di coordinare dati, regole e sistemi di controllo all’interno di una governance coerente.

Non a caso, secondo il report, entro il 2027 il 90% delle istituzioni finanziarie richiederà agli agenti basati su AI una formazione specifica in materia di compliance, segnale di come queste tecnologie vengano considerate sempre più come componenti attive dei processi decisionali e non più come semplici strumenti di supporto.

Credito e intelligenza artificiale: la partita si gioca sulla qualità dei dati

Per il settore finanziario, la qualità dei dati si sta confermando uno dei veri snodi strategici nella corsa all’intelligenza artificiale. Se da un lato banche e operatori del credito stanno ampliando il ricorso a dati alternativi, sintetici e comportamentali per rendere più sofisticati i modelli di valutazione, dall’altro resta aperta la questione della loro affidabilità, tracciabilità e integrazione. In un contesto in cui underwriting, risk management e prevenzione delle frodi richiedono risposte sempre più rapide, la capacità di disporre di basi informative solide e aggiornate in tempo reale diventa un fattore competitivo, oltre che un presidio essenziale per la tenuta dei processi decisionali.

Nel 2026 il settore finanziario sarà sempre più orientato a superare la tradizionale separazione tra credito, frode e compliance, puntando su un modello integrato di analisi e decisione. Secondo il report, l’87% degli operatori ritiene che questa convergenza prenderà forma entro i prossimi cinque anni, mentre il 91% prevede che le realtà leader tenderanno a centralizzare queste funzioni. A spingere in questa direzione sono sia le crescenti pressioni normative sia l’esigenza di contenere costi, sovrapposizioni e rallentamenti nei processi.

Credito più veloce, ma la supervisione resta umana

Nel credito del futuro, l’automazione è destinata a rendere il percorso per il cliente sempre più rapido e lineare, senza però cancellare il ruolo delle persone nei passaggi più delicati. Secondo il report, il 44% degli operatori ritiene che un’esperienza senza attriti sia oggi la priorità per i consumatori, mentre il 77% prevede che l’intelligenza artificiale assorbirà buona parte delle attività oggi svolte dagli underwriter junior.

Il contributo umano, quindi, non verrà meno, ma tenderà a concentrarsi sulla supervisione dei casi più complessi, sulla validazione delle decisioni e sul controllo delle eccezioni. In questo modello, velocità ed efficienza dovranno convivere con la possibilità di verificare in ogni momento identità, presìdi antifrode e criteri alla base delle decisioni.