L’avvertimento di ‘Big Short’ Burry: dentro il bilancio di Nvidia c’è una bomba pronta a scoppiare
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Gelida accoglienza di Wall Street ai numeri record di Nvidia. Ieri il colosso dei chip AI è scivolato indietro del 5,5% in Borsa con profitti e guidance oltre le attese che non bastano più a dissipare i timori che l’euforia AI possa rallentare nei prossimi anni.
Analisti varano target monstre, ma mercato storce il naso
Nvidia prevede che la crescita dei suoi ricavi anno su anno in questo trimestre potrebbe arrivare fino all’80% in area 78 miliardi. Riscontri oltre le attese (anche se tra gli analisti più ottimisti c’era chi stimava ricavi in area 80 mld $). Se tra gli analisti c’è un sostanziale coro di plausi ai conti record di Nvidia, con Bank of America che ha subito spostato più in alto l’asticella indicando un nuovo target price di 300 dollari (dai 275$ precedenti), con quindi un potenziale upside di oltre il 60% rispetto ai valori attuali del titolo, sul mercato aleggia più di un punto interrogativo.
Tra i dubbi più persistenti c’è quello legato alla sostenibilità della domanda hyperscaler. Dalla conference call è emerso che circa metà del business Data Center è legato ai top 5 cloud provider. Microsoft, Amazon, Google e Meta parlano di investimenti sull’AI per il 2026 nell’ordine dei 650 miliardi di dollari, con stime che portano il capex complessivo dei principali player verso area 700 miliardi. “Nvidia è il motore di questa onda – rimarca Gabriel Debach, market analyst di eToro – ma è anche esposta al momento in cui l’onda smette di crescere e inizia a stabilizzarsi. Basta che uno o due nomi inizino a parlare di disciplina, e l’effetto leva sul multiplo è immediato. Se gli hyperscaler vengono puniti per la paura di spendere troppo, Nvidia rischia di essere punita per la paura che smettano di spendere così tanto”.
Il “buy the dip” questa volta fa cilecca, ecco perché
Guardando al calo di ieri, dai dati Vanda Research emerge che nei primi 80 minuti di seduta si è registrato il più grande flusso di acquisti retail su Nvidia dal 2012 e per tutta la sessione i flussi netti sono rimasti positivi. In pratica, i piccoli investitori hanno fatto il più classico “buy the dip” con convinzione.
Nonostante questo il titolo ha chiuso a -5,5%. “Quando flussi retail e price action vanno in direzioni opposte, la lettura di solito è una sola: stanno alleggerendo gli istituzionali. I dati di mercato confermano un’inclinazione complessiva verso la vendita, con hedge fund particolarmente attivi lato offerta. In altre parole, il prezzo lo stanno facendo i grossi, non i piccoli”, spiega Alessio Garzone, Portfolio Manager presso Gamma Capital Markets.
Un gigantesco campanello d’allarme, l’avvertimento di “Big Short”
Nel frattempo c’è chi si è messo a spulciare tra i documenti diffusi ieri da Nvidia e ha scovato un piccolo grande potenziale campanello d’allarme. Michael Burry, divenuto famoso per aver previsto il crollo del mercato immobiliare prima del 2008, è da tempo short su Nvidia e ritiene che il colosso di Santa Clara potrebbe andare in grosse difficoltà se la domanda per i suoi chip AI calasse.
L’investitore, famoso per “The Big Short”, ha scritto in un post su Substack intitolato “Nvidia aumenta il rischio” di aver individuato un elemento “preoccupante” nel rapporto annuale dell’azienda. Ossia nell’ultimo anno gli “obblighi di acquisto” sono lievitati da circa 16 miliardi a 95 miliardi di dollari in scia al fatto che il fornitore chiave TSMC ha insistito su contratti più lunghi e denaro in cambio della capacità necessaria per costruire i nuovi chip Nvidia.
“Per essere chiari, Nvidia è stata costretta a effettuare ordini di acquisto non cancellabili molto prima che la domanda fosse nota”, spiega Burry, aggiungendo che l’azienda sta impiegando più tempo a convertire l’inventario in vendite. Una decisione deliberata di “bloccare la capacità della catena di approvvigionamento più di quanto Nvidia abbia mai fatto prima”.
Burry vs Nvidia
“Non è più un business as usual, questo è rischio”, taglia corto Burry facendo un parallelo con Cisco durante la bolla dot-com, quando il colosso delle reti internet ha esteso gli impegni di acquisto con i fornitori per assicurarsi la capacità di sostenere la crescita annua del 50% che si aspettava. “Quando la spesa IT e la spesa per le reti dati delle aziende sono crollate quasi da un giorno all’altro, Cisco ha ridotto il 40% circa dei suoi obblighi e dell’inventario della catena di approvvigionamento e il mercato e il titolo è crollato gravemente”.
Burry ritiene che i margini di profitto elevati di Nvidia sono in parte frutto del potere di prezzo che esercita a causa della domanda eccessiva dei suoi prodotti, quindi tali margini potrebbero ridursi se la domanda calasse. “Qualsiasi calo, quando arriverà, sarà più grave, forse persino catastrofico, per gli utili e il bilancio di Nvidia”. E in generale tra gli investitori sta salendo la preoccupazione circa l’aumento della concorrenza, guardando ad esempio alla mossa di Meta che ha stretto un accordo da 100 miliardi con Amd o ad Alphabet che è al lavoro per fare da sé sul fronte chip AI.
Questa è solo una delle tante puntate degli avvertimenti di Burry sul rischio bolla AI e sul fatto che Nvidia ne sia l’emblema. Nvidia è “completamente dipendente dalla spesa degli hyperscaler, e non vedo come funzioni questa matematica”, ha affermato “Big Short” a inizio anno.
A novembre invece Burry aveva posto all’attenzione del mercato il fatto che i chip più recenti di Nvidia potrebbero diventare funzionalmente obsoleti tra il 2026 e il 2028. Una delle principali preoccupazioni di Burry riguarda infatti la contabilizzazione degli ammortamenti delle aziende AI, ovvero la rapidità con cui prevedono che i loro asset perderanno valore e quanto varranno al termine della loro vita utile. Le aziende possono aumentare i profitti a breve termine e il valore dichiarato dei propri asset distribuendo tali costi su cinque o sei anni, anziché tre. Ma questo potrebbe aprire la strada a ingenti svalutazioni future.