Notizie Notizie Mondo Wall Street: la geopolitica torna in primo piano, venti di guerra sull’Iran fanno tremare i mercati

Wall Street: la geopolitica torna in primo piano, venti di guerra sull’Iran fanno tremare i mercati

20 Febbraio 2026 12:22

La ripresa della tensioni in Medio Oriente e notizie preoccupanti nel settore del private credit hanno scosso i mercati ieri, provocando perdite su tutti i maggiori indici americani. Lo S&P500 ha perso lo 0,28%, il Dow Jones è sceso dello 0,54% mentre il Nasdaq a chiuso con un -0,31%. Cruciali saranno le decisioni che la Casa Bianca prenderà nelle prossime settimane.

Trump deciderà se bombardare l’Iran entro 10 giorni, mentre il private credit subisce una stretta

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto che deciderà entro 10 giorni se bombardare l’Iran. Il timore di un intervento militare americano ha fatto schizzare in alto i prezzi del petrolio, saliti di quasi il 2% nei mercati americani.

L’altro tema, quello del credito privato fornito alle aziende, è emerso dopo che il fondo Blue Owl Capital ha dato una stretta di liquidità vendendo crediti per 1,4 miliari di dollari, suonando così un campanello d’allarme sulla stabilità del mercato del private credit. Il titolo della società ha perso quasi il 6%, trascinando con sé in territorio negativo altri grandi fondi come Blackstone e Apollo Global Management.

È il canarino nella miniera“, ha detto a Cnbc Dan Rasmussen, fondatore di Verdad Capital.

Il dollaro ai tempi dei dazi: indebolito ma quando il petrolio sale riconquista il suo status perduto

Secondo Francesco Pesole di ING l’acuirsi delle tensioni tra Usa e Iran ha “spazzato via la maggior parte degli altri driver del mercato e rafforzato il dollaro con il crescere dei prezzi del petrolio”.

Questo, nota l’analista, sottolinea una peculiarità del dollaro nell’epoca dei dazi voluti da Donald Trump: il suo status di rifugio sicuro è “in generale ridimensionato ma lo recupera in pieno quando le tensioni geopolitiche provocano degli shock petroliferi. Uno dei motivi è che le due altre alternative, l’Euro e lo Yen, dipendono pesantemente dalle importazioni di energia e diventano quindi meno attrattive quando i prezzi del greggio aumentano molto”.

Secondo l’analista il mercato ha mostrato “una certa riluttanza a prezzare completamente i rischi geopolitici a seguito di ripetuti episodi di rapida de-escalation ” verificatisi nell’ultimo anno, come per esempio il primo breve attacco all’Iran e i casi di Venezuela e Groenlandia. Tuttavia, in questo caso, le forze militari messe in campo dagli Stati Uniti sono le più imponenti dal 2003, ” il che alimenta le speculazioni sul fatto che potrebbe essere troppo consistente per rappresentare una semplice dimostrazione di forza”.

Trump ha detto che nell’arco di 10-15 giorni vorrebbe raggiungere con Teheran un accordo sul nucleare ma un attacco anticipato limitato non è da escludere.

“Sospettiamo che i mercati abbiano bisogno di vedere qualche notizia incoraggiante sugli sforzi diplomatici e meno aggressività sulla minaccia militare per iniziare a vendere il dollaro in questo contesto”, scrive Pesole. “Potrebbe essere troppo presto per averne oggi, e i rischi per il dollaro rimangono orientati al rialzo per la giornata odierna”.

Cautela nell’AI e tensioni geopolitiche fanno tornare in auge gli asset tradizionali

Un’analisi di Barclays fa notare come i timori di una bolla dell’AI scatenata dagli enormi investimenti in conto capitale dei grandissimi hyperscaler della Silicon Valley si stiano in parte placando, dati i ribassi del settore tech che hanno spinto molti a tornare a comprare. Tuttavia le preoccupazioni non si sono del tutto dissipate, come evidenziato dalla quantità di capitali che si è spostata verso settori più tradizionali dell’economia e i mercati europei. Fondamentali saranno le notizie che arriveranno la settimana prossima da Big Tech: “i risultati di Nvidia della prossima settimana saranno un catalizzatore chiave da tenere d’occhio, poiché potrebbero accentuare o ridurre l’attuale incertezza sulle Big Tech”, si legge nella nota.

Sul versante del potenziale conflitto con l’Iran Barclays nota che “finora i mercati azionari avevano ampiamente ignorato questo rumore di fondo geopolitico, con l’aumento del premio al rischio confinato al mercato petrolifero” ma il cambiamento retorico della Casa Bianca e i movimenti militari degli ultimi giorni hanno cambiato la prospettiva. Tuttavia gli analisti ritengono che “qualsiasi attacco dovrebbe probabilmente essere limitato nel tempo e con obiettivi definiti (nucleare, missili balistici), come avvenuto la scorsa estate”.  Tenendo inoltre conto che ci si trova in un anno elettorale con le elezioni di metà mandato previste per novembre, il governo Trump dovrebbe dare priorità alla tutela del potere d’acquisto dei consumatori americani e quindi “la disponibilità a tollerare un periodo prolungato di prezzi del petrolio significativamente più alti, e potenzialmente anche perdite umane, sarà limitata.”

“Se un conflitto è imminente”, conclude Barclays, “è probabile che sia di breve durata”, facendo notare che i sell-off sui mercati azionari provocati da ragioni geopolitiche “di solito finiscono per rivelarsi buone opportunità di acquisto”.