Notizie Asset Class Oro in ripresa: diversificazione e diplomazia USA-Iran guidano il mercato

Oro in ripresa: diversificazione e diplomazia USA-Iran guidano il mercato

25 Maggio 2026 16:19

L’oro torna a muoversi al rialzo mentre i mercati provano a misurare le conseguenze di un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran, con lo Stretto di Hormuz al centro delle attese su energia, inflazione e politica monetaria. Il recupero del metallo prezioso, però, non si esaurisce nella reazione tattica alla diplomazia: in una fase segnata da tassi ancora elevati, debito pubblico e maggiore incertezza sulle valute, l’oro torna a essere letto dagli investitori come strumento di diversificazione e riserva di valore oltre il tradizionale equilibrio tra azioni e obbligazioni.

Oro in rialzo sulle ipotesi di accordo tra Stati Uniti e Iran

L’oro torna a salire mentre i mercati guardano ai negoziati tra Stati Uniti e Iran per un possibile accordo che potrebbe riaprire lo Stretto di Hormuz e ridurre le pressioni inflazionistiche legate all’energia. Il metallo prezioso ha guadagnato fino all’1,6%, riportandosi intorno a 4.580 dollari l’oncia e cancellando il lieve arretramento della settimana precedente. Il movimento arriva in una fase ancora volatile: da inizio anno l’oro conserva un rialzo del 5,5%, ma rispetto ai massimi di fine gennaio registra una flessione del 14,5% e dallo scoppio della guerra in Iran, il 28 febbraio, il calo è pari al 13,6%.

Secondo funzionari statunitensi citati dalla stampa, la definizione del testo dell’accordo è ancora in corso e potrebbero servire alcuni giorni per ottenere l’approvazione finale da entrambe le parti. Il presidente Donald Trump ha precisato sui social di non voler “affrettare” l’intesa. La reazione del mercato resta quindi prudente: come osservano diversi analisti citati da Bloomberg, gli investitori hanno già visto diversi annunci di Trump perdere consistenza e attendono segnali più concreti di collaborazione da parte dell’Iran, prima di confermare nuovi rialzi.

Sullo sfondo pesa anche il tema dei tassi: la guerra ha spinto al rialzo i prezzi dell’energia e rafforzato le attese di una stretta monetaria della Federal Reserve entro dicembre. Tassi più elevati tendono a penalizzare l’oro, che non offre cedole né rendimento. Con Kevin Warsh alla guida della Fed, gli investitori seguiranno quindi con attenzione le prime indicazioni sulla sua lettura dell’economia e dell’inflazione.

Diversificazione oltre il portafoglio tradizionale

L’oro sta tornando al centro delle strategie di diversificazione non solo come bene rifugio tattico, ma come asset di riserva in un contesto in cui inflazione, sostenibilità fiscale e credibilità delle valute pesano sulle scelte degli investitori. Secondo Daniel Marburger, CEO di StoneX Bullion, il metallo giallo offre una forma di protezione diversa perché “non rappresenta la passività di nessun altro soggetto” e mantiene caratteristiche di liquidità, riconoscibilità globale e assenza di rischio di controparte. La domanda resta sostenuta anche dalle banche centrali, soprattutto nei mercati emergenti, che continuano ad aumentare le riserve auree come parte di una graduale diversificazione del sistema internazionale delle riserve.

Per gli investitori privati, l’interesse si concentra soprattutto su lingotti e monete, riconosciuti dal mercato come strumenti che rispondono alla ricerca di trasparenza, proprietà diretta e liquidabilità. Per gli istituzionali, invece, il tema è più ampio: la diversificazione non può più essere letta solo come equilibrio tra azioni e obbligazioni, perché in presenza di pressioni inflazionistiche, debito pubblico elevato e dubbi sulla tenuta delle valute, i titoli governativi non offrono necessariamente la copertura semplice che avevano garantito in altri cicli di mercato.