Notizie banche Bpm supera il test dei conti, l’Agricole punta i piedi sulla governance

Bpm supera il test dei conti, l’Agricole punta i piedi sulla governance

6 Febbraio 2026 09:21

Mentre sullo sfondo si consuma una “battaglia” per la governance, Banco Bpm alza il velo sui conti del 2025 “superiori alla guidance e già vicini al target di piano 2027”. L’utile netto ha infatti raggiunto i 2,08 miliardi.

Non a caso oggi il titolo ha aperto in rialzo di oltre il 3,6%

I numeri

Nel corso del 2025, Banco Bpm ha registrato proventi operativi per 5,95 miliardi, in crescita del 2,5% rispetto al 2024 nonostante il calo del 9,1% del margine di interesse fermo a 3,1 miliardi (contro 3,4 miliardi dell’anno precedente) “per effetto – spiega il gruppo – della contrazione dello spread commerciale, conseguente alla dinamica dei tassi di interesse”.

Valori compensati dalla crescita delle commissioni nette, balzate del 21,4% da 2 a 2,49 miliardi di euro nel periodo di riferimento. Gli oneri sono stati pari a 2,7 miliardi, in crescita del 3,1%.
“Significativa” la crescita delle nuove erogazioni, pari a 28,3 miliardi a fine dicembre, +33% in un anno; con il 73% dei prestiti concentrato nel Nord Italia. Il Npe ratio netto è all’1,22%, mentre il Cet 1 ratio pro forma è al 13,76%.

La raccolta

Bpm ha registrato una raccolta diretta bancaria pari a 137,2 miliardi, in crescita del 3,9% rispetto a fine dicembre 2024. Bene la raccolta “core” da clientela (depositi e conti correnti) si attesta a 105,1 miliardi: +4,8% rispetto a fine dicembre 2024. Ma anche la raccolta indiretta da clientela che sale a 286 miliardi: 126,1 miliardi senza considerare l’apporto del Gruppo Anima (su basi omogenee: +8,6% rispetto al 31 dicembre 2024). Di questo totale, 228 miliardi è raccolto per attività di risparmio gestito, 69,8 miliardi senza considerare l’apporto del Gruppo Anima (su basi omogenee: +5,5% rispetto al 31 dicembre 2024). Il risparmio amministrato si attesta a 58 miliardi, 56,4 miliardi senza considerare l’apporto del Gruppo Anima (su basi omogenee: +12,6% rispetto al 31 dicembre 2024). Gli impieghi netti verso la clientela sono pari a 99,7 miliardi: stabili rispetto al 31 dicembre 2024 (di cui crediti in bonis +0,4% e crediti deteriorati -23,1%).

Le stime 2026

Guardando al 2026, Bpm stima di poter “superare il risultato pretasse previsto nel piano strategico, contribuendo così a mitigare l’impatto delle modifiche alla normativa fiscale incluse nella legge di bilancio 2026″. “Tale proiezione, unita alla significativa capacità di generazione organica di capitale dimostrata dal gruppo, permette quindi di confermare gli obiettivi di distribuzione delineati dal management, nonostante gli headwinds fiscali e gli oneri sistemici”, spiega una nota.

Dividendi a 1,5 mld

Il board proporrà ai soci un dividendo a valere sul 2025 da 1 euro per azione, tra i 46 centesimi di anticipo staccati a novembre e 54 centesimi attesi in pagamento il 22 aprile, per un payout ratio dell’80%. La remunerazione totale è di 1,5 miliardi.
In merito Barclays intravede “margini di potenziale sorpresa in termini di capitale/distribuzione”.

“Nel complesso – aggiungono gli analisti – il 2026 dovrebbe essere un anno solido  e, anche se le nostre stime sono superiori alle indicazioni aziendali, riteniamo che siano comunque raggiungibili, o addirittura conservative, perché se, ad esempio, la crescita dei prestiti continua a migliorare leggermente in Italia (vedi qui per i volumi e qui per i margini come riferimento), riteniamo che BBPM dovrebbe trarne beneficio più della media, dato il dinamismo della sua rete commerciale, la sua presenza geografica e i suoi ampi buffer di capitale”.

 

La sfida sulla governance

Intanto sul fronte della governance, il socio Agricole punta i piedi. “Vogliamo avere una rappresentanza nel cda di Banco Bpm equivalente alla nostra quota del 20 per cento. Queste questioni sono attualmente in fase di discussione, ma è ancora troppo presto per entrare nei dettagli”, ha dichiarato ieri l’amministratore delegato del Crédit Agricole, Olivier Gavalda.

“Vedremo a tempo debito se è nel nostro interesse aumentare la partecipazione in Bpm, al momento non è una questione rilevante per il Crédit Agricole”, ha aggiunto Gavalda, sottolineando che l’istituto milanese guidato da Giuseppe Castagna – nel cui capitale l’Agricole ha facoltà di crescere fino alla soglia d’Opa del 29% – contribuirà all’utile del gruppo transalpino con circa 100 milioni a trimestre dopo il consolidamento della quota.

In merito l’ad Giuseppe Castagna ha detto che “anche con l’eventuale presenza in cda di un’azionista importante, la banca resta una public company”.