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Robot umanoidi: Musk li sogna ovunque, ma la Cina potrebbe portarli sul mercato per prima

30 Dicembre 2025 13:00

Elon Musk ha acceso i riflettori sui robot umanoidi, arrivando a considerarli centrali per la valutazione futura di Tesla, che secondo il fondatore potrebbe raggiungere addirittura decine di migliaia di miliardi di dollari. Il problema, però, è che il robot di punta di Tesla, Optimus, non è ancora in vendita. Nel frattempo, a muoversi con maggiore rapidità è la Cina, che rischia di battere sul tempo gli Stati Uniti e di diventare il primo Paese a portare i robot umanoidi su scala industriale.

Robot umanoidi: Cina in pole, cosa sta architettando

Secondo diversi analisti, il 2026 potrebbe rappresentare un anno di svolta: Pechino ha infatti inserito lo sviluppo dei robot umanoidi tra le priorità strategiche nazionali, nel quadro della competizione tecnologica con Washington. “La Cina è attualmente in vantaggio sugli Stati Uniti nella fase iniziale di commercializzazione dei robot umanoidi”, spiega Andreas Brauchle, partner della società di consulenza Horváth. “Nel lungo periodo i mercati potrebbero diventare comparabili, ma oggi la Cina sta scalando molto più rapidamente”.

Cosa sono i robot umanoidi e perché contano

I robot umanoidi sono progettati per avere forma e movimenti simili a quelli umani. Combinano hardware avanzato – sensori, semiconduttori, attuatori – con algoritmi di intelligenza artificiale, che consentono loro di interagire con l’ambiente. Le applicazioni potenziali sono vastissime: dalle fabbriche alla logistica, dall’accoglienza negli hotel fino, in prospettiva, all’uso domestico.

Per Pechino, questa tecnologia rappresenta una risposta a più problemi strutturali: l’invecchiamento della popolazione, il calo delle nascite e la conseguente riduzione della forza lavoro, oltre all’obiettivo di rafforzare la propria leadership tecnologica globale. Non a caso, nel documento preliminare del 15° Piano quinquennale, discusso dalla leadership cinese nell’ottobre scorso, compare esplicitamente il concetto di “intelligenza artificiale incarnata”, che include robotica e veicoli autonomi.

Chi sono i protagonisti della svolta cinese sui robot umanoidi

Secondo RBC Capital Markets, i robot umanoidi potrebbero dar vita a un mercato globale da 9.000 miliardi di dollari entro il 2050, con la Cina destinata a rappresentarne oltre il 60%. Non sorprende quindi che decine di aziende locali stiano accelerando sulla produzione.

Tra i nomi più seguiti c’è Unitree, che prepara un’IPO con una valutazione stimata intorno ai 7 miliardi di dollari. L’azienda ha presentato quest’anno il modello H2, capace anche di esibirsi in movimenti complessi come la danza. UBTech Robotics è un altro player chiave: produce robot umanoidi sia per l’industria sia per applicazioni commerciali. Il suo modello Walker S2 è in grado di sostituire autonomamente la batteria, operando 24 ore su 24. UBTech punta a consegnare 500 robot industriali nel 2025 e ad arrivare a 10.000 unità annue entro il 2027. Anche AgiBot ha annunciato di aver superato quota 5.000 robot prodotti, mentre il costruttore di auto elettriche Xpeng ha svelato il suo robot umanoide di seconda generazione, Iron, con l’obiettivo di avviare la produzione di massa nel 2026. In totale, in Cina si contano oltre 150 aziende attive nel settore.

Cina contro Stati Uniti: vantaggi diversi

Il principale punto di forza della Cina è la profondità della catena di fornitura. “Le aziende cinesi possono sviluppare e produrre robot a costi nettamente inferiori rispetto ad altre regioni”, osserva Ethan Qi di Counterpoint Research alla Cnbc. UBTech, ad esempio, stima una riduzione dei costi di produzione tra il 20% e il 30% all’anno, anche grazie ai sussidi dei governi locali.

Gli Stati Uniti, dal canto loro, mantengono un vantaggio su software, algoritmi avanzati e intelligenza artificiale, oltre a puntare su una forte integrazione verticale delle componenti chiave. Nel breve periodo, però, il mercato cinese è destinato a crescere più rapidamente. Nel lungo termine, secondo gli analisti, i due Paesi potrebbero convergere verso dimensioni simili, con una diffusione di massa attesa dopo il 2040, soprattutto nelle abitazioni private.

Ostacoli, costi e rischio bolla

Non mancano le criticità. La Cina resta fortemente dipendente da chip statunitensi, come quelli di Nvidia, e la tecnologia è ancora lontana da replicare perfettamente la destrezza umana, in particolare nei movimenti di mani e dita. Inoltre, i costi sono ancora elevatissimi: i prototipi più avanzati possono costare tra 150.000 e 500.000 dollari, mentre per competere con il lavoro umano servirebbe scendere sotto i 50.000 dollari.

C’è poi il rischio di una bolla speculativa. La Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme (NDRC) ha recentemente messo in guardia contro un eccesso di entusiasmo, sottolineando che molte aziende stanno proponendo prodotti molto simili. Secondo gli esperti, il divario tra dimostrazioni spettacolari e reale utilizzo industriale potrebbe alimentare aspettative irrealistiche. La corsa è iniziata, e la Cina, almeno per ora, sembra essere in pole position.