Notizie Notizie Mondo Rally di natale: tradizione o segnale per gli investitori?

Rally di natale: tradizione o segnale per gli investitori?

16 Dicembre 2025 12:15

Con l’avvicinarsi delle festività natalizie torna puntuale uno dei rituali più citati dei mercati finanziari: il cosiddetto rally di Santa Claus. Tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio, secondo la tradizione, le Borse tenderebbero a salire spinte da volumi ridotti e da un clima di ottimismo diffuso. Ma quanto è solido questo schema? E soprattutto, ha ancora valore in mercati sempre più dominati da fattori macro, algoritmi e cambiamenti strutturali?

A interrogarsi sul tema è Gabriel Debach, market analyst di eToro, che ha analizzato i dati storici di Wall Street e del FTSE MIB per capire se dietro il rally di Natale ci sia davvero un vantaggio statistico o solo una narrazione rassicurante.

Rally di Santa Claus: funziona o è folclore finanziario?

In finanza il passato viene spesso usato come bussola. Dalle stagionalità ai cicli presidenziali, gli investitori cercano nel retrovisore indizi per orientarsi nel futuro. Il problema è che nessuna serie storica è eterna: quando il contesto cambia, anche i modelli più collaudati possono smettere di funzionare. Il 2025 ne è stato un esempio lampante. Secondo le regole dell’almanacco, il fallimento del rally di Natale 2024 e un avvio debole di gennaio avrebbero dovuto suggerire cautela. Eppure l’S&P 500 ha ignorato quei segnali, chiudendo l’anno con un rialzo vicino al 16% e una lunga sequenza di nuovi massimi storici.

Proprio da qui nasce la domanda centrale che si pone l’analista di eToro: il rally di Santa Claus funziona davvero oppure è solo folclore finanziario? Per rispondere, Debach ha analizzato 68 anni di dati dell’S&P 500, dal 1950 a oggi. Il risultato è meno banale di quanto sembri. Il rally non è una profezia, ma nemmeno un mito privo di fondamento. Storicamente, il segno del movimento di fine anno ha anticipato correttamente la direzione dell’anno successivo in circa due casi su tre. È un vantaggio statistico reale, ma lontano dall’essere una garanzia.

Non mancano, infatti, gli anni in cui un rally brillante ha preceduto fasi molto difficili per i mercati. Episodi come il 2001 o il 2022 dimostrano che l’ottimismo di fine anno può trasformarsi in una trappola di euforia, soprattutto quando il contesto macroeconomico cambia bruscamente. La relazione tra rally di Natale e performance dell’anno successivo esiste, ma è debole e irregolare.

Il vero elemento distintivo emerge quando si guarda all’intensità del movimento. Sull’S&P 500, i dati mostrano che rally troppo violenti tendono a surriscaldare il mercato, anticipando rendimenti che poi mancano nei mesi successivi. Al contrario, le performance migliori arrivano quando il rialzo di fine anno è contenuto e ordinato, segnale di una crescita più sana e sostenibile.

Rally di Santa Claus a Piazza Affari

Spostando lo sguardo da Wall Street a Piazza Affari, il quadro cambia in modo netto. L’analisi del FTSE MIB dal 1999 al 2025 restituisce l’immagine di un mercato più irregolare e meno prevedibile rispetto a quello americano. Qui il rally di Natale funziona poco più della metà delle volte, rendendo il segnale di fine anno molto meno affidabile se considerato da solo.

Anche la lettura dell’intensità del rally segue una logica diversa. Mentre negli Stati Uniti la moderazione tende a essere premiata, sul mercato italiano sono spesso i movimenti più decisi a precedere anni migliori. Al contrario, i rally deboli e incerti hanno spesso anticipato fasi difficili. In questo contesto, la conferma del mese di gennaio diventa cruciale: quando rally di Natale e gennaio sono allineati, la capacità predittiva migliora sensibilmente; quando non lo sono, il rumore di fondo resta elevato.

“Tornando al nostro presente – sottolinea Debach- il 2025 è stato un anno ibrido e fortunato. Il Rally di Santa Claus di fine 2024 aveva fallito, ma un gennaio 2025 brillante ha compensato la debolezza iniziale. Tra pochi giorni si aprirà la finestra delle sette sedute”.

“Per il bene del portafoglio nel 2026, non serve un rialzo esplosivo del +3% o +4%. Sarebbe un segnale di surriscaldamento. Il regalo perfetto è un movimento ordinato, piccolo, compreso nella Goldilocks Zone tra 0% e 1,5%. Un eventuale gennaio positivo completerebbe il quadro, offrendo la doppia conferma statistica che storicamente accompagna anni con rendimenti nell’area del +16%. Ed è qui che entra la prudenza. La statistica è una lente utile, ma resta una lente. Non conosce shock geopolitici, non anticipa inversioni brusche delle banche centrali, non sconta crisi politiche o cambiamenti nei fondamentali. Descrive ciò che è accaduto, non ciò che accadrà. Scambiare una probabilità per una certezza è il vero rischio da evitare. Mentre si apre la finestra delle sette sedute, vale la pena tenerlo a mente. I numeri parlano, ma il mercato risponde con voce propria”, conclude l’esperto.