Il rischio bolla fa tremare Wall Street, Big Short Michael Burry scommette contro Nvidia e un’altra big AI
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Deciso dietrofront ieri per Wall Street che stamattina sta contagiando negativamente anche l’azionario asiatico. A pesare sugli investitori i dubbi sulle elevate valutazioni dell’intelligenza artificiale dopo l’ultima ondata di utili trimestrali. Nel frattempo lo shutdown del governo statunitense entra nel suo 35° giorno, eguagliando il record per il periodo più lungo della storia.
Arrancano i titoli tech
Il Nasdaq Composite è l’indice che ha più sofferto scivolando indietro di oltre il 2%. L’S&P 500 ha perso circa l’1,2%, mentre ha tenuto il Dow Jones Industrial Average (-0,5%). Tra i singoli titoli importante calo per Palantir di quasi l’8% nonostante la trimestrale da record e gli analisti hanno messo in dubbio l’elevato rapporto prezzo/utili del titolo. Tra le big tech forti flessioni per Nvidia che ha ceduto quasi il 4%, Tesla oltre -5% in vista dell’assemblea degli azionisti che dovrebbe votare sul pacchetto retributivo da 1000 miliardi del ceo Elon Musk. Giù anche Amd (-3,7%). Unico segno più per Apple (+0,37%).
In generale le valutazioni di Wall Street appaiono molto alte. L’agenzia Bloomberg rimarca che l’indice S&P 500 è scambiato a 23 volte le stime sugli utili futuri, al di sopra della sua media quinquennale di 20x. Analogamente, l’indice Nasdaq 100 raggiunge un multiplo di 28 volte, rispetto alle quasi 19 volte del 2022.
Allarme dei ceo di Wall Street
I ceo di Wall Street hanno affermato che gli investitori dovrebbero prepararsi a un calo del mercato azionario di oltre il 10% nei prossimi 12-24 mesi e che tale correzione potrebbe rappresentare uno sviluppo positivo.
Gli utili aziendali sono solidi, ma “la sfida sono le valutazioni”, ha affermato Mike Gitlin, presidente e ceo di Capital Group, colosso degli investimenti che gestisce circa 3 trilioni di dollari. Sulla stessa lunghezza d’onda il ceo di Morgan Stanley Ted Pick e David Solomon di Goldman Sachs, che vedono la possibilità di una significativa svendita nei prossimi mesi e ritengono che le correzioni di mercato sono una caratteristica normale dei cicli di mercato. “Nel 2026 ci sarà maggiore attenzione sugli utili aziendali e ci sarà una maggiore dispersione, con le aziende più forti che sovraperformeranno mentre quelle più deboli rimarranno indietro, ha aggiunto Pick che vede ribassi nell’ordine del 10-15% come uno “sviluppo sano”.
Big Short Michael Burry mette nel mirino Nvidia e Palantir
Sui mercati torna a soffiare vento di bolla AI e ad alimentarlo ha contribuito ieri Michael Burry che ha parlato della bolla dell’intelligenza artificiale. Il celebre investitore, reso famoso dal libro ‘The Big Short’ di Michael Lewis per aver previsto il crollo del mercato dei mutui subprime, ha rivelato alcune scommesse contro i giganti della tecnologia Nvidia e Palantir.
Scion Asset Management, l’hedge fund di Burry, ha acquistato più di 1 miliardo di dollari in opzioni put sulle due società tecnologiche, secondo i documenti normativi pubblicati lunedì per il trimestre conclusosi il 30 settembre. Una put si riferisce a un contratto di opzioni che consente all’acquirente di trarre profitto quando i prezzi delle azioni scendono. Scion ha anche rivelato invece di avere delle opzioni call su Pfizer e Halliburton.
“A volte, vediamo bolle”, ha detto Burry in un recente post su X. “A volte, c’è qualcosa da fare al riguardo. A volte, l’unica mossa vincente è non giocare”.
Big Short ha posto l’accento su come il boom dell’intelligenza artificiale sia sostenuto da partnership con due società in particolare, Nvidia e OpenAI, evidenziando anche le analogie nella crescita della spesa in conto capitale nel settore tecnologico di oggi e quella nell’era delle dotcom.
A commentare gli short di Burry è intervenuto direttamente il ceo di Palantir, Alex Karp. “Le due società che sta shortando sono quelle che fanno tutti i soldi, il che è molto strano”, ha detto Karp. “L’idea che le patatine e l’ontologia siano ciò che si vuole shortare è folle”.
Trema il Bitcoin sotto quota 100mila. Oro sull’altalena
Il sell-off ha acuito la debolezza del bitcoin, sceso brevemente sotto i 100.000 dollari, al livello più basso da giugno, con preoccupazioni anche legate alla diminuzione della liquidità dovuta all’attuale shutdown.
Ieri ha ceduto il passo anche l’oro con un segno meno di quasi il 2%, ma stamattina il lingotto sta riprendendo quota riavvicinando i 4.000 dollari l’oncia. Continua invece l’avanzata del dollaro con il Dollar Index in rialzo per il quinto giorno consecutivo.