L’accordo di Nvidia con OpenAI e il lunedì d’oro dei titoli tecnologici
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La scorsa settimana è stato il turno di Intel, ieri invece di OpenAI. La società leader nelle Gpu e nei chip Nvidia ha consolidato ulteriormente i rapporti con l’azienda produttrice di ChatGpt con una partnership strategica multimiliardaria, tesa a dare ancora più forza a entrambe nella grande sfida per l’intelligenza artificiale. I titoli tecnologici continuano a fare ottimi risultati sul mercato, raggiungendo ancora una volta nuovi massimi grazie all’elevato ottimismo degli investitori.
Cosa prevede l’accordo Nvidia-OpenAI da 100 miliardi
Ieri Nvidia ha dato l’ennesimo scossone ai mercati annunciando di voler investire fino a 100 miliardi di dollari in OpenAI, colosso dell’intelligenza artificiale da 700 milioni di utenti attivi settimanali. La partnership strategica fra i due è stata definita “storica” e consentirebbe alla società di Sam Altman di implementare almeno 10 gigawatt di data center con sistemi Nvidia per l’infrastruttura di intelligenza artificiale di nuova generazione di OpenAI. Proprio a supporto di questa operazione, l’azienda tecnologica di Santa Clara intende investire fino a 100 miliardi di dollari in OpenAI, man mano che i nuovi sistemi Nvidia verranno implementati.
La lettera di intenti firmata ieri sarà finalizzata nelle prossime settimane, ma la prima fase della collaborazione dovrebbe essere operativa nella seconda metà del 2026. OpenAI, inoltre, fornirà supporto a Nvidia in veste di partner strategico di riferimento per i piani di crescita dei suoi progetti nel campo dell’AI, proseguendo dunque una collaborazione che va avanti sin dagli albori della società che ha creato il popolare modello di intelligenza artificiale ChatGpt.
Questa nuova intesa fra i due segue quella trovata la scorsa settimana tra Nvidia e il colosso statunitense dei chip (da tempo in crisi) Intel, su cui l’azienda di Jen-Hsun Huang investirà 5 miliardi di dollari. Le pedine che sta muovendo, d’altronde, sono diverse. Sempre ieri, Nvidia e il Technology Innovation Institute di Abu Dhabi hanno lanciato il loro primo laboratorio congiunto in Medio Oriente, dedicato interamente all’AI e alla robotica. Un ulteriore segnale di quanto la sfida dell’intelligenza artificiale stia diventando sempre più globale, coinvolgendo attori chiave in tutto il mondo per accelerare innovazione, ricerca e sviluppo tecnologico.
Il riflesso sui mercati
A seguito dell’annuncio, le azioni di Nvidia hanno segnato un +3,9%, raggiungendo un nuovo massimo. Già a luglio l’azienda, che gode di una posizione dominante nel mondo dei chip che alimentano l’AI, è diventata quella con il più alto valore in borsa al mondo, superando i 4mila miliardi di dollari. Ma la partnership strategica ha influito positivamente su tutto il settore tecnologico statunitense, che ha trainato i rialzi dell’S&P 500, arrivando a chiudere in crescita dell’1,7%. Complessivamente, tutti e tre i principali indici azionari statunitensi hanno chiuso per la terza seduta consecutiva a livelli record lunedì, sostenuti dalla forte performance dei titoli tecnologici. Fra questi, anche Apple (+4,3%) e Tesla (+1,9%).
Buone performance anche per diversi partner di Nvidia. La società di informatica Super Micro Computer ieri ha chiuso a 46,87 dollari (+2,3%), mentre la multinazionale specializzata in dispositivi a semiconduttore Micron Technology (+1,2%) è arrivata intorno ai 164 dollari. Ma sono cresciuti anche i livelli di altre aziende attive nella produzione di apparecchiature per la fabbricazione di chip. Non a caso, Teradyne – società che produce tester di circuiti integrati – ha chiuso la giornata con un +15,33%.
Un lunedì d’oro per la tecnologia, che continua a fare risultati record e conquistare la fiducia degli investitori. Eppure, le ondate di ottimismo alzano inevitabilmente l’asticella dei rendimenti futuri: le aspettative di profitto e le valutazioni azionarie sono ormai a livelli elevati, il che potrebbe rappresentare un ostacolo per la sostenibilità dei mercati nei mesi o negli anni a venire, soprattutto se la crescita non dovesse mantenere il ritmo atteso o se dovessero emergere rischi macroeconomici, geopolitici o normativi.