Azioni Cina vs Usa nell’intelligenza artificiale. Cosa emerge dall’analisi di Bg Saxo
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Qualche giorno fa la notizia della partnership tra Intel e Nvidia ha scosso il mondo dell’intelligenza artificiale. I due colossi americani si sono detti pronti a unire le forze con un accordo da 5 miliardi e una collaborazione tecnologica di grandi dimensioni. Sempre negli Stati Uniti, altre aziende con grandi interessi nell’AI sono Microsoft, Broadcom e Oracle.
Lo scorso 11 settembre quest’ultima ha anche firmato un contratto con OpenAI per l’acquisto di 300 miliardi di dollari di potenza di calcolo in circa 5 anni, fra i più grandi contratti cloud mai firmati. Eppure, sulla sfida dell’AI converrebbe guardare anche al di là degli Stati Uniti. Lo si evince dall’analisi di Oskar Barner Bernhardtsen, investment strategist di Bg Saxo e Saxo Bank, secondo cui nei prossimi mesi saranno proprio le aziende tecnologiche cinesi a poter attirare l’attenzione degli investitori.
La ripresa dei titoli cinesi
Per lungo tempo, le azioni cinesi hanno affrontato un periodo di difficoltà, condizionate sia dalle incertezze sulla stabilità economica della Cina sia dalle tensioni commerciali con gli Stati Uniti, in particolare per il rischio di nuovi dazi sulle importazioni. Tuttavia, dall’inizio dell’anno, i titoli dei giganti tecnologici cinesi hanno iniziato a mostrare segni di ripresa.
Un esempio significativo è Alibaba, che ha registrato un aumento dell’80% nel 2025, trainata anche dal crescente ruolo delle aziende cinesi nello sviluppo di microchip e software per l’intelligenza artificiale. Non a caso, sebbene i giganti statunitensi siano attualmente valutati in modo significativo rispetto ai loro utili futuri attesi, per Oskar Barner Bernhardtsen le aziende tecnologiche cinesi potrebbero attirare sempre più attenzione da parte degli investitori da qui ai prossimi mesi.
La concorrenza degli Stati Uniti
Attualmente, le principali aziende tecnologiche americane presentano una capitalizzazione di mercato quasi doppia rispetto a quella delle loro controparti cinesi. Fra le azioni principali nell’ETF iShares MSCI China Tech (gestito da BlackRock) compaiono quelle di aziende leader del settore tecnologico cinese, quali Xiaomi, Netease, PDD Holdings, Tencent e Alibaba. La loro valutazione media va dal 7,22 % al 7,91 %.
Livelli completamente differenti si notano nell’ETF tecnologico corrispondente negli Stati Uniti, l’Shares S&P 500 Information Technology Sector, dove titoli come Apple, Nvidia, Microsoft e Broadcom superano di gran lunga le percentuali cinesi, arrivando addirittura a superare il 22 per cento (fatta eccezione per Oracle, che si attesta al 2,23%). Se quei titoli tecnologici cinesi sono scambiati a una media di 19,3 volte i loro utili attesi nel 2025 e 12,4 volte quelli del 2028, le cinque azioni tecnologiche americane raddoppiano i livelli, con scambi fino a 42 volte i loro guadagni attesi per l’anno corrente e 23 volte gli utili attesi per il 2028.
Se si considerano esclusivamente gli utili attesi, dunque, i titoli cinesi risultano attualmente sottovalutati rispetto ai loro omologhi statunitensi. Tuttavia, sottolinea l’investment strategist, qualora le notizie positive sullo sviluppo e l’innovazione cinese nel campo dell’intelligenza artificiale dovessero persistere, è plausibile ipotizzare una progressiva riduzione di questo divario valutativo.