Lagarde naviga a vista sui tassi. “Nè falco, nè colomba, ma civetta attenta ai dati”
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Decisione ferma e unanime sui tassi, ma si naviga a vista. La presidente della Bce Christine Lagarde chiarisce che la decisione di oggi non definisce che ci sia una pausa nel taglio dei tassi. Tutto dipende dai dati futuri dai quali ammette di essere dipendente.
E’ stata “unanime” la decisione adottata dal Consiglio Direttivo della Bce di lasciare i tassi fermi perché “il processo di disinflazione è finito” e “rimaniamo in una buona posizione”, afferma la presidente nella conferenza stampa che segue la riunione del Consiglio Direttivo, sottolineando che “l’inflazione è là dove volevamo che fosse, anche nell’outlook di medio termine, l’economia dell’Eurozona è resiliente e il mercato del lavoro sta bene”. Tuttavia, precisa, nelle scelte di politica monetaria “non siamo su percorso predefinito, decideremo in ogni riunione basandoci sui dati”.
“Non sono nè un falco nè una colomba, ma una civetta: come le civette voglio guardare attorno a me a 360 gradi per prendere le decisioni migliori.
Il futuro dei tassi
Lagarde chiarisce dunque che nonostante sia la terza riunione di tassi invariati non c’è una pausa stabilita nella politica dei tassi. Lagarde ha poi definito “giusto riferirsi a una resilienza dell’economia dell’area euro. Lo 0,7% di crescita acquisita nel primo semestre è indicativo di questa resilienza” e “la revisione della crescita per l’intero 2025 da 0,9% a 1,2%, se uno ci pensa, è un miglioramento del 30%”. Secondo la presidente della Bce “ci saranno difficoltà”, ma anche un sostegno alla crescita dal miglioramento del reddito disponibile grazie alla discesa dell’inflazione e ai dati positivi sugli occupati, che aiuteranno i consumi, e “ai significativi investimenti in infrastrutture e difesa oltre che ai Pnrr nazionali che continueranno a godere di finanziamenti fino al 2026”.
“Le incertezze commerciali sono diminuite rispetto alle nostre previsioni di giugno ed è per questo che ora valutiamo i rischi per la crescita come più bilanciati”.
Il caso Francia e lo spread
In merito alla crisi francese, “non intendo commentare, come al solito, la situazione dei singoli paesi ma voglio solo sottolineare che il mercato dei bond sovrani dell’Eurozona funziona regolarmente, con una buona liquidità mentre gli spread si sono ridotti notevolmente negli ultimi due anni. Il nostro focus è sulla stabilità dei prezzi ma per averla serve stabilità finanziaria.
Crediamo comunque di avere tutti gli strumenti necessari, nel caso, in caso di trasmissione non efficiente nell’Eurozona” sui mercati dei titoli di Stati.
Il riferimento riguarda il fatto che la Bce possiede “tutti gli strumenti necessari, se la trasmissione della politica monetaria dovesse diventare inefficiente”, ha spiegato escludendo che vi sia stata una discussione sullo scudo anti-spread.
Il faro Draghi
Un anno dopo la pubblicazione del rapporto Draghi, è essenziale seguire le sue raccomandazioni con azioni concrete”, ha aggiunto definendo “essenziale” anche il completamento dell’Unione bancaria e l’implementazione dell’Unione dei risparmi e investimenti, oltre alle disposizioni legislative “per la potenziale introduzione dell’euro digitale“.
Le attese degli analisti
“La Bce non ha fretta di tagliare i tassi, e preferisce invece attendere segnali più chiari sui venti contrari sul commercio e sull’inflazione inferiore alle attese. Ci aspettiamo – spiega Goldman Sachs – un ultimo taglio a Dicembre, visti i rischi al ribasso, anche se non è da escludere che non vi sarà alcun allentamento. I rendimenti a breve termine restano relativamente ancorati in questo contesto, mentre l’impulso derivante dall’espansione fiscale tedesca e dalle riforme pensionistiche olandesi potrebbe spingere al rialzo i rendimenti sulla parte lunga della curva. Preferiamo quindi strategie di carry e di steepening della curva piuttosto che un’esposizione diretta alla duration”.
Da parte sua, Candriam prevede “nei prossimi mesi un restringimento del divario dei tassi di interesse con la Federal Reserve. Alla luce dei segnali di indebolimento del mercato del lavoro statunitense, la Fed potrebbe procedure a due tagli dei tassi nel corso dell’anno. Tuttavia, potrebbero riemergere pressioni sui prezzi legate ai dazi, lasciando il presidente Powell esposto sia alle pressioni politiche del presidente Trump sia a un margine di manovra politica sempre più ridotto.
Per gli investitori, questo contesto indica un periodo di maggiore volatilità, ma anche potenziali opportunità: la crescita resiliente dell’Europa e le misure fiscali accomodanti potrebbero sostenere alcuni mercati azionari e del credito, mentre la prospettiva di un taglio dei tassi negli Stati Uniti potrebbe rafforzare la domanda di obbligazioni di alta qualità”.