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UBI Banca è l’indiziata numero uno per salvare Mps o Carige (o entrambe), anche Bper in ‘preallarme’

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Lunedì 14 e martedì 15 guardando i grafici dei titoli bancari si è potuto in qualche modo testare il sentiment sul settore con UBI Banca, Banco BPM e Bper che soprattutto il 15 gennaio hanno evidenziato le linee di febbre più alte arrivando anche a sfiorare ribassi a doppia cifra. A tenere banco era la questione NPL risollevata dall’ultimo giro di lettere della vigilanza Bce, calmierata poi dalle note delle singole banche che hanno ridimensionato i timori circa i possibili effetti della presa di posizione della Bce, ma da sola probabilmente non spiega una sottoperformance rispetto al mercato che perdura da inizio anno nonostante il movimento favorevole dello spread.

I conti non tornano in Borsa e non è solo colpa della Bce

UBI Banca, così come Bper e Banco BPM, sono tra i pochi titoli del Ftse Mib in saldo negativo da inizio anno, fattore ancor più preoccupante se si considera il corposo rimbalzo di inizio anno del 7,55% messo a segno dal Ftse Mib nelle prime tre settimane del 2019.  Le big Unicredit e Intesa hanno anch’esse sottoperformato ma nelle ultime sedute hanno riportato in positivo il saldo ytd.

Parallelamente però il mercato è ancora focalizzato sull’altro grande problema del settore bancario, ossia le crisi di Banca Carige e Mps (sullo sfondo c’è poi anche la Popolare di Bari). Dal governo è trapelato abbastanza chiaramente il messaggio di voler coinvolgere altri attori bancari per risolvere i nuovi problemi emersi su queste realtà già da anni in crisi.

Governo spinge per M&A, ecco cosa può succedere

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Stefano Buffagni, ha parlato di creazione di un terzo polo bancario che vada ad aggiungersi alle due big Intesa Sanpaolo e Unicredit. Il radar del mercato è quindi andato inevitabilmente su quelle banche candidate a un coinvolgimento in questo round di consolidamento volto principalmente a mettere in sicurezza realtà sistemiche per il settore in Italia quali Mps e Carige.

 

Banco Bpm per bocca del suo ad Giuseppe Castagna ha fatto intendere che l’attuale contesto di mercato non permette di pensare a operazioni di M&A e sembra che pertanto negli ultimi giorni le attenzioni del governo si siano rivolte principalmente a UBI Banca anche se nei giorni scorsi il Corriere della Sera ha accostato il nome di Bper con Mps.

 

Ubi Banca è alle prese con l’intento di rafforzare la redditività, inoltre deve fare i conti con l’ostilità dei soci bresciani e bergamaschi a un coinvolgimento nell’affaire Mps che potrebbe tradursi nella necessità di una ricapitalizzazione per l’istituto. Ma fonti governative e della maggioranza citate da Reuters insistono proprio sul nome di UBI per risolvere la questione MPS su cui i tempi sono stretti in quanto entro giugno la banca deve presentare a Bruxelles il piano per l’uscita dello stato, prevista entro il 2021. Sempre fonti citate da Reuters parlano del possibile coinvolgimento di “più banche” e quindi oltre a UBI potrebbero entrare in gioco altri istituti, come ad esempio Bper.

 

Per alleggerire l’aggravio sulle spalle della banca che si prenderà Mps il governo potrebbe decidere di trasferire tutti gli NPL di Mps alla bad bank Sga controllata al 100% dal Tesoro.

 

Sul fronte Carige, che ieri sera ha chiesto al Tesoro il rilascio della garanzia statale per due bond da complessivi 2 miliardi di euro, l’esecutivo ha accantonato ogni ipotesi di fusione con l’altra grande malata Mps e anche una fusione a tre MPS-Carige-Ubi appare molto difficile da mettere in pratica. Nelle scorse settimane sembrava fosse Unicredit la principale indiziata per risolvere la grana Carige, ma la pista che porta all’istituto di piazza Gae Aulenti sembra essersi raffreddata al momento.