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Telecom Italia va in tilt in Borsa, cosa succede? Anche ISS invita azionisti a voltare spalle a Vivendi

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Il 29 marzo, giorno della resa dei conti in Telecom Italia si avvicina e l’aumento della tensione tra i contendenti – Vivendi ed Elliott – si ripercuote sul titolo che oggi scivola all’indietro di oltre il 5%. Tonfo in Borsa che vanifica parte dei guadagni delle ultime settimane in corrispondenza con l’ascesa nel capitale di Cdp. Il titolo è così ripiombato a ridosso di quota 0,52 euro, sui minimi da circa metà febbraio. 

 

Ricapitolando le ultime vicende, i soci francesi di Vincent Bollorè sono i primi azionisti della tlc italiana, vicini al 24%, ma il fondo americano guidato da Paul Singer ha espresso la maggioranza del cda nell’ultima assemblea con una quota del 9,547%. Elliott dalla sua può beneficiare del supporto della Cassa depositi e prestiti che è salita fino all’8,7% del capitale della società. All’assemblea del 29 marzo bisognerà votare in merito alla richiesta dei francesi di sostituire cinque consiglieri in quota Elliott. Nel dettaglio, Vivendi ha proposto di sostituire i rappresentanti di Elliott Alfredo Altavilla, Massimo Ferrari, Paola Giannotti de Ponti, Dante Roscini e il presidente Fulvio Conti con i candidati Franco Bernabè, Gabriele Galateri di Genola, Flavia Mazzarella, Rob van der Valk e Francesco Vatalaro.

ISS si schiera a fianco di Elliott

Accanto ad Elliott nella sua battaglia contro Vivendi, si schiera un’importante società di consulenza agli azionisti. Institutional Shareholder Services (ISS) ha esortato gli investitori a respingere la proposta di Vivendi di sostituire cinque amministratori di Telecom Italia sostenuti da Elliott. Secondo il proxy advisor, Vivendi non è riuscita a essere convincente sul fatto che la modifica al consiglio di amministrazione della società sia giustificata, né ha presentato alcun argomento sostanziale relativo alla performance. È improbabile che gli azionisti beneficino di uno scambio costante della composizione del consiglio di amministrazione a causa del braccio di ferro tra i due grandi azionisti”, ha detto ISS. Nei prossimi giorni, anche gli altri due proxy advisors, Glass Lewis e Frontis si pronunceranno sulla richiesta di Vivendi.

Elliott accusa Vivendi di dannosa gestione nel passato

Elliott ha affidato ad un comunicato pubblicato ieri mattina il suo affondo contro Vivendi parlando dell’assemblea del 29 marzo come la scelta degli azionisti “tra la stabilità e il continuo recupero di valore per la società o il ritorno della cattiva gestione di Vivendi con le sue promesse non mantenute, la distruzione di valore e il disprezzo per le regole di buona governance”. Elliott ripercorre le ultime tappo della storia di Tim quando dieci mesi fa, “la stragrande maggioranza degli azionisti Tim non legati a Vivendi ha votato per il cambiamento dopo anni di condotte abusive da parte di un Consiglio di Amministrazione controllato da Vivendi e che rispondeva agli interessi di un unico azionista”. Circa l’80% degli azionisti indipendenti della Società ha votato, nell’assemblea del 4 maggio 2018, per liberare Telecom Italia dal controllo di Vivendi, sottolinea Elliott. “Nello sforzo di intraprendere un nuovo percorso, gli azionisti hanno scelto di nominare persone indipendenti, credibili ed esperte quali nuovi Amministratori della Società” indica il fondo Usa sottolineando come Vivendi ha via via dimostrato che i suoi interessi non sono allineati a quelli degli stakeholder di Tim. “Vivendi si è rifiutata di intrattenere con Elliott un dialogo costruttivo, si è opposta lo scorso anno alla giustificata revoca delle deleghe all’Amministratore Delegato Amos Genish, da Vivendi stessa sostenuto, e ha ripetutamente minacciato incessanti battaglie assembleari finché non sarebbe riuscita a riguadagnare il controllo della Società”. Da qui Elliott rimarca che “non sia possibile sostenere i candidati proposti da Vivendi, che non sono autenticamente indipendenti, e che un voto in loro favore semplicemente riconsegnerebbe il controllo della Società a un Gruppo che si caratterizza per dimostrati conflitti di interessi, operazioni con parti correlate e una lunga storia di distruzione di valore per gli azionisti di Tim”. “È ora che Tim si lasci alle spalle la dannosa gestione del passato e ribadisca la sua decisione di guardare con fiducia al futuro. È ora che Tim diventi, come afferma il suo nuovo Amministratore Delegato, una società normale” conclude Elliott.

La mossa iniziale di Vivendi

Nelle scorse settimane i sindaci di Telecom, sotto consiglio di Vivendi, in una lettera hanno puntato il dito contro il presidente Fulvio Conti – nominato da Elliott – perché non avrebbe “fornito le medesime informazioni a tutti i consiglieri nello stesso momento e che talune informazioni siano state fornite solo ad alcuni consiglieri e segnatamente solo a quelli eletti nella lista presentata da Elliott”. Da qui Vivendi ha denunciato un “consiglio d’amministrazione ombra” composto dai soli membri in quota del fondo speculativo. “Nonostante le accuse di irregolarità, che respingo con fierezza e cognizione di causa, posso rimanere super partes perché sono riconosciuto indipendente e non dipendo né da Vivendi né da Elliott, ma sono un amministratore di Tim al servizio dell’interesse di Tim”. Così il presidente di Telecom Italia, Fulvio Conti, in un’intervista su ‘La Repubblica’, risponde alla domanda di come potrà resistere al primo socio di Tim, Vivendi, che chiede la sua revoca. “Il mio ruolo – ha proseguito Conti – è presidiare il processo di informazione di tutti i consiglieri e per tutto il mercato, che rappresentata il 76% del capitale, oltre Vivendi che ha comunque la sua rappresentanza in cda. Ho 50 anni di esperienza in grandi aziende e quando ho avuto l’opportunità di gestirle l’ho sempre fatto nell’interesse di tutti gli stakeholder e non solo di alcuni”. Inoltre, ha aggiunto: “al mio fianco c’è un ad serio che lavora intensamente con una squadra eccellente, pronto a prendere decisioni importanti per ridurre i debiti e rilanciare l’azienda, e un cda che lavora bene, come hanno riconosciuto anche i sindaci”.