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Tassi Usa: I future li prevedono al 4,7% entro maggio

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Nelle ultime settimane, i governatori della Federal Reserve avevano fatto più volte riferimento alla matematica certezza che avrebbe guidato le decisioni dei membri della Banca Centrale Usa in materia di tassi di interesse. Janet Yellen, uno dei membri del board, è stato molto più esplicito dei suoi colleghi, dichiarando che il livello neutrale per il costo del denaro Usa si posizionerà nel range 3,5%- 5,5% ( e puntualizzando che l’attuale livello dei tassi si trova nella parte bassa di tale forchetta).

Frastornati da un flusso ininterrotto di dichiarazioni più o meno ufficiali, i mercati hanno cercato di individuare delle indicazioni attendibili dalla lettura del comunicato che ha accompagnato l’ultima decisione della Fed. Questa volta – a differenza di quanto accaduto nel corso delle ultime riunioni – Alan Greenspan ha potuto contare su un voto unanime per annunciare l’ennesimo ritocco al rialzo del costo del denaro. Il presidente della Fed ha spiegato che gli elevati prezzi dell’energia e i danni provocati dal passaggio degli uragani nelle aree sud- orientali del paese non hanno fiaccato la robustezza della crescita economica Usa ( +3,8% nel terzo trimestre dell’anno). Greenspan ha precisato che le opportunità offerte dai progetti di ricostruzione nelle aree colpite dagli uragani rappresenteranno ulteriori opportunità di crescita per alcuni settori dell’economia.

Per quel che concerne le aspettative inflazioniste, dalla Fed spiegano che le quotazioni del greggio stanno mettendo sotto pressione le variazioni del costo della vita nel breve periodo. Tuttavia, la Fed si aspetta che queste pressioni si allentino nel medio- lungo periodo. Secondo alcuni analisti domestici, la prudenza dei banchieri Usa è indice di quanto la Fed tema il rischio di farsi trovare impreparata dinanzi ad un ritorno di fiamma dell’inflazione.

La lettura fatta da Greenspan è molto positiva. Il presidente ha continuato a sostenere che la crescita economica e l’inflazione non hanno risentito delle pressioni negative derivanti dalle elevate quotazioni dell’energia. Gli osservatori più scettici fanno notare che le affermazioni del presidente della Fed non tengono conto di due pericoli. Il primo risiede nel graduale trasferimento degli elevati prezzi energetici al tasso di inflazione core (quello preso in considerazione dalla Fed per vigilare sul reale impatto dei prezzi sul consumo delle famiglie). Il secondo è dato dal progressivo raffreddamento dei prezzi del settore immobiliare: un dato che può avere delle conseguenze incalcolabili sui bilanci dei numerosi nuclei familiari che hanno potuto contare su introiti addizionali finanziati dal boom dei prezzi del settore.

L’insieme di queste considerazione supporta l’ipotesi che le decisioni restrittive continueranno a guidare l’operato della Fed almeno fino alla conclusione del mandato di Greenspan. Tale ipotesi include altri due rialzi di un quarto di punto fino al prossimo 1° febbraio.

In un mese e mezzo il rendimento dei bond – che aumenta parallelamente alla compressione delle quotazioni dei titoli – è passato dal 3% al 3,45% nel caso del bond decennale tedesco e dal 4% al 4,57% per il Treasury bond statunitense di pari durata. Il trend in corso dimostra che il mercato sta scontando uno scenario rialzista del costo del denaro. Nel Vecchio Continente, alcuni osservatori si aspettano un imminente rialzo dei tassi da parte della BCE (anche se tutti credono che il primo passo non verrà compiuto nel corso della riunione odierna). Negli Stati Uniti, la Federal Reserve si riunisce il prossimo 13 dicembre. In attesa della prossima riunione della Banca Centrale Usa, il mercato dei future di Chicago sta scontando un costo del denaro al 4,7% entro maggio del 2006.

Tuttavia, alcuni esperti mettono in dubbio la presenza di ulteriori margini di manovra per la politica monetaria restrittiva della Fed. Secondo gli analisti di Barclays Bank, gli indicatori futuri stanno scontando l’instaurarsi di uno scenario macro- economico debole entro i prossimi sei mesi. Quest’aspettativa viene supportata dalla presenza di una forte dicotomia nell’economia statunitense: il settore delle costruzioni e i consumi si mantengono su livelli di crescita sostenuti, ma l’attività industriale e i dati che fotografano l’andamento del mercato del lavoro sono deludenti. A cura di www.fondionline.it