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Bce teme il Super euro. Tapering QE più lontano, eur-usd scivola a minimo tre settimane

Il dilemma di Mario Draghi cambia le carte in tavola sul mercato del Forex. Per il dollaro è la seduta migliore delle ultime due settimane.

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La pubblicazione delle minute da parte della Bce cambia bruscamente le carte in tavola sul mercato del forex. Il dollaro, che si era indebolito dopo i verbali della Fed resi noti nella serata di ieri si avvia a riportare il rialzo su base giornaliera più forte delle ultime due settimane nei confronti dell’euro.

L’euro precipita a sua volta al valore più basso delle ultime tre settimane sul biglietto verde, allontandosi ulteriormente dalla soglia a $1,17, e cedendo quasi 1 punto percentuale (-0,91% a $1,1661, prima di ridurre la flessione e attestarsi attorno a $1,1695).

Il motivo è scritto tutto nelle minute della Bce.

Dai documenti emerge il dilemma della banca centrale, che da settimane parla di miglioramento dei fondamentali economici in Eurozona ma anche di pressioni inflazionistiche che rimangono contenute.

Il dilemma è raccontato negli stessi verbali, che spiegano come nell’ultima riunione dello scorso 20 luglio il Consiglio direttivo abbia valutato la possibilità di apportare modifiche alla sua forward guidance, anche al fine di abituare gradualmente i mercati all’ipotesi di un aggiustamento delle sue decisioni di politica monetaria.

L’idea non ha avuto tuttavia seguito, in quanto “timori sono stati espressi su una possibile eccessiva reazione (di repricing) dei mercati finanziari, soprattutto sui mercati del forex”.

Inoltre, nelle minute, si legge che “le condizioni di finanziamento tuttora favorevoli non possono essere considerate scontate“.

Dai verbali trapela come la Bce sia stata frenata soprattutto dal recente balzo dell’euro.

Mario Draghi ha sempre affermato che l’obiettivo della Banca centrale è quello di assicurarsi che l’inflazione arrivi a centrare il target (poco inferiore al 2%), e non preoccuparsi per le dinamiche in atto sul forex.

Ma, secondo quanto riporta anche Reuters, la prospettiva di un euro forte – che renderebbe le esportazioni dell’Eurozona meno attraenti in quanto più costose e le importazioni più convenienti – avrebbe messo sull’attenti Draghi e colleghi. Tanto che, secondo gli analisti, la più grande minaccia agli sforzi della Banca centrale di sostenere l’inflazione, nel blocco, è rappresentata ora proprio dal recente apprezzamento della moneta unica.

Lo smorzarsi delle speculazioni su un imminente tapering della Bce – che già avevano portato i tassi sui bond spagnoli a due anni a precipitare al minimo record – si riflette anche nel mercato dei titoli di stato dell’Eurozona: i tassi decennali portoghesi a scendere al valore più basso in oltre un anno.

 

Non scendono invece per ora i tassi decennali sui BTP, che si confermano al di sopra del 2%, a fronte di tassi sui Bund decennali anch’essi in rialzo, allo 0,44%.

Lo spread Italia-Germania a 10 anni è in lieve rialzo a 159 punti base circa.

Come afferma la nota di ING, “le minute di oggi rientrano nell’obiettivo della Bce di fare in modo che il processo verso il tapering (del Quantitative easing) avvenga in modo estremamente cauto. Le indiscrezioni di ieri sulla possibilità che Mario Draghi non dirà forse nulla di nuova nel suo discorso a Jackson Hole del prossimo 25 agosto hanno dato la stessa impressione”.

Detto questo, secondo gli analisti, ciò non significa che la Bce non modificherà, seppur in misura lieve, la sua guidance verso la fine dell’anno.

“A nostro avviso, la Bce farà un altro piccolo passo verso il tapering nella riunione di settembre. Ciò potrebbe avvenire ponendo maggiore enfasi sulla forte ripresa dell’economia, che potrebbe facilmente fare meno affidamento sugli stimoli di politica monetaria oppure/e utilizzando la frase ben nota che afferma che il Consiglio direttivo ha chiesto a importanti commissioni di indagare su diverse opzioni per il QE nel 2018. Il tapering ci sarà, ma in qualche modo la stessa Bce non sa ancora del tutto come e quando lanciarlo”.