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Stress test Bce, arriva l’alert: con rialzo tassi 45% banche rischia aumenti capitale

Le supposizioni delle banche riguardo al comportamento dei loro clienti si basano soprattutto su quanto avvenuto negli ultimi anni, in un contesto in cui i tassi di interesse sono scesi …

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La notizia, o almeno la nota, sembrava essere positiva: le banche dell’Eurozona riuscirebbero a tenere in caso di uno shock dei tassi di interesse.  E’ quanto è emerso stamattina dalla nota diramata da Francoforte, che conteneva comunque qualche frase dai toni chiaro-scuri, che invitava alla prudenza.

Come quella secondo cui , se è vero che “nel corso dei prossimi tre anni e per la maggior parte delle banche, tassi di interesse più alti si tradurrebbero in un aumento dei margini di interesse”, un altro effetto sarebbe un valore del capitale più basso“.

E di fatto, nella presentazione degli stress test che è avvenuta dopo la pubblicazione della nota della Bce, sempre a livello ipotetico – così come ipotetici sono i ben sei shock sui tassi previsti nel peggior scenario possibile dagli stress test della banca centrale – proprio di capitale si è parlato. Con tanto di avvertimento.

Korbinian Ibel, direttore generale della supervisione macro-prudenziale presso la divisione di Supervisione bancaria della Bce, nel presentare l’esito degli stress test – che è avvenuto esclusivamente a livello aggregato, in quanto le performance delle singole banche non sono state rese note – ha detto che dall’analisi è emerso che il 45% circa delle 111 banche principali dell’Eurozona potrebbe essere costretto a detenere maggiori riserve di capitale, per gestire i rischi associati a un eventuale rialzo dei tassi di interesse da parte della Bce.

Esattamente, 12 banche avrebbero i requisiti per fronteggiare un eventuale shock dei tassi molto bene, 48 banche bene, mentre le 51 rimanenti potrebbero trovarsi costrette a intervenire sul capitale.

Dalla nota di stamattina è emerso di fatto che un ipotetico aumento dei tassi di interesse di 2 punti percentuali aumenterebbe il margine di interesse netto aggregato degli istituti di credito del 4,1% per il 2017 e dell’1,5% entro il 2019. Tuttavia, la stretta monetaria colpirebbe contestualmente anche il capital ratio Tier1, il parametro chiave che monitora la capacità delle banche di far fronte a perdite inattese, provocando una limatura pari a – 2,7%. Questo, per effetto delle perdite che le banche soffrirebbero per gli investimenti effettuati nei bond: il valore di tali obbligazioni scenderebbe infatti a causa dell’aumento contestuale dei rendimenti di mercato.

Lo scenario contemplato negli stress test si basa inoltre sulle supposizioni che le stesse banche hanno fatto in merito al comportamento dei loro clienti.

“Per esempio – si legge ancora nel comunicato – in uno scenario di rialzo dei tassi, affinchè si materializzi l’aumento del margine di interesse netto, è cruciale l’assunto che i depositi dei clienti retail rimangano costanti”.

Ibel fa notare a tal proposito che le supposizioni delle banche riguardo al comportamento dei loro clienti si basano soprattutto su quanto avvenuto negli ultimi anni, in un contesto in cui i tassi di interesse sono scesi per quasi un decennio. 

Bisogna però considerare che le banche dell’Eurozona hanno 4,5 trilioni di euro di depositi che i clienti potrebbero decidere di ritirare immediatamente, o anche spostare.

Di conseguenza, per Ibel, se le banche hanno iniziato solo ora a capire i rischi associati ai cambiamenti nelle scelte dei clienti, rischiano di incorrere in nuove richieste di capitali aggiuntivi “in quanto la gestione del rischio non sarebbe appropriata al 100%”