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Spagna: le elezioni mettono fine al bipartitismo e aprono un rebus di governo. Quali scenari possibili?

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Le elezioni in Spagna hanno segnato la fine di quasi 40 anni di bipartitismo e l’inizio di un governo (se verrà trovata la coalizione) a più voci. Il voto del 20 dicembre ha confermato il partito popolare del premier Mariano Rajoy primo, ma senza maggioranza, costringendolo ad aprirsi e formare una coalizione entro il prossimo 13 gennaio. Un compito non facile, visto che l’alleanza più indolore, quella con i moderati di Ciudadanos non sarà sufficiente a raggiungere la maggioranza. Possibile dunque una coalizione alla “tedesca”, vale a dire con i rivali socialisti di Psoe, pur di mantenere distante lo scomodo Podemos. Lo spettro dell’ingovernabilità e il rebus di governo mettono di cattivo umore i mercati finanziari. All’indomani delle elezioni, la Borsa di Madrid ha aperto con un ribasso di oltre 3 punti percentuali per poi fermarsi a un -2 per cento. Sull’obbligazionario vola il rendimento: il tasso del Bonos a dieci anni si attesta a circa l’1,85%, in deciso rialzo rispetto all’1,69% della chiusura di venerdì scorso.
Rajoy in testa, ma lontano dalla maggioranza
I risultati del voto del 20 dicembre hanno confermato (seppur con una perdita di 65 seggi rispetto alle elezioni di quattro fa) il Partido Popular del premier Rajoy primo con quasi il 29% dei consensi, ma lontano dalla maggioranza con soli 123 seggi su 350. Secondo è arrivato il partito socialista Psoe guidato da Pedro Sanchez al 22% con 91 seggi. Vicino Podemos, che ha incassato un risultato clamoroso e inaspettato: oltre il 20% con 69 seggi. Deludente invece l’esito per i moderati di Ciudadanos, arrivati solo quarti, sotto il 14% con 40 seggi. 
Le elezioni di dicembre evidenziano il forte ridimensionamento delle due grandi forze politiche, popolari e socialisti, che da quasi 40 anni si sono succedute alla guida del Paese. Una evidenza già nota in altre realtà d’Europa, ma nuova per la Spagna, che vede così tramontare il bipartitismo. 
Rebus di governo: quale coalizione possibile?
Con 123 seggi ottenuti, il partito di Rajoy rimane lontano dalla soglia dei 176 necessari per governare da soli. Il prossimo governo della Spagna dovrà dunque essere sostenuto da una coalizione. Quale? “I risultati delle elezioni mostrano come non c’è nessuna alleanza evidente che possa far raggiungere la soglia necessaria per formare un governo”, commentano oggi gli analisti di Barclays. Un’apertura ai moderati di Ciudadanos, che rappresenterebbe la soluzione più ovvia, non sarebbe infatti sufficiente a raggiungere la soglia minima, in quanto si arriverebbe a 163 seggi. E includere Podemos non sarebbe possibile, visto che Ciudadanos l’ha escluso categoricamente. Poco probabile, alla luce delle dichiarazioni dei due leader, anche una alleanza Popolari-Socialisti. 
Una cosa certa è che il processo di approvazione sul nuovo governo non può prendere più di due mesi. Quindi, se nessun governo verrà approvato entro questo periodo, il Parlamento verrebbe sciolto e si andrebbe a nuove elezioni. 
Spagna in crescita, ma all’orizzonte nuove sfide
Sul lato economico la Spagna non dà segni di rallentamento: nel quarto trimestre il Pil spagnolo dovrebbe segnare una crescita dello 0,80% rispetto al periodo precedente. Nel 2016, il supporto della Banca centrale europea, i prezzi del petrolio bassi e l’euro debole dovrebbero sostenere l’economia spagnola, attesa in espansione del 2,8%. Tuttavia, le misure politiche del prossimo governo potrebbero essere determinanti per le prospettive di crescita del Paese che potrebbe prendere due diverse direzioni: quella dell’Irlanda o quella dei suoi vicini dell’Europa meridionale. “Sebbene siano stati compiuti progressi dal 2012, alcune lacune creano ancora incertezza sulle prospettive di crescita a medio termine della Spagna”, sostengono gli analisti di Barclays. “Crediamo che un mercato del lavoro con bassa produttività e uno dei più alti tassi di disoccupazione d’Europa richiedano un’azione politica immediata”, suggeriscono da Londra.