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S&P 500, per Goldman Sachs possibile allungo verso quota 2.400 punti grazie a Trump

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L’inattesa vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali Usa potrebbe favorire un ulteriore allungo degli indici americani andando così a segnare nuovi massimi assoluti. E’ questa l’opinione degli analisti di Goldman Sachs che, contrariamente alle aspettative delle prime ore post elezioni, ha emesso un report in cui precisa di attendersi un nuovo allungo del mercato Usa. L’indice S&P 500, in particolare, potrebbe salire di altri 9 punti percentuali nel corso dei primo trimestre del 2017 e raggiungere quota 2.400 punti.
Gli analisti della nota casa di affari sottolineano il sentiment degli investitori proiettati più verso il tema “hope” (speranza) piuttosto che sull’iniziale “fear” (paura).
Secondo David Kostin, chief strategist per il mercato statunitense di Goldman Sachs ha sottolineato un cauto ottimismo per il 2017 rivedendo in particolare le aspettative di utile per azione del mercato ora attese in progresso dell’11% a 130 dollari, nettamente sopra il +5% a 123 dollari delle previsioni rilasciate a fine ottobre, poco prima delle elezioni presidenziali Usa.

S&P 500, la corsa degli ultimi 10 anni a Wall Street

L’ottimismo è chiaramente legato alle aspettative che il nuovo presidente adotti il tanto atteso taglio delle tasse alle aziende, e al ventilato piano che dovrebbe favorire il rientro di capitali dall’estero da parte delle mutlinazionali. Senza dimenticare i più volte citati stimoli fiscali e la volontà di favorire gli investimenti in infrastrutture e in alcuni settori strategici come la difesa previsti nel piano dei primi 100 giorni presidenziali di Donald Trump.

Kostin inoltre ha inoltre posto l’accento sul raggiungimento del target del 2% di inflazione da parte della Federal Reserve, sul probabile innalzamento del costo del lavoro e sulla politica monetaria americana che entro i prossimi 12 mesi dovrebbe vedere i tassi a stelle e strisce salire di almeno 100 punti base (+1%) rispetto ai valori attuali.

Il quadro macroeconomico statunitense, effettivamente, sta confermando questo ottimismo negli ultimi dati macroeconomici rilasciati nella passata settimana. La lettura relativa al terzo trimestre dell’anno ha visto il prodotto interno lordo Usa salire al tasso più elevato degli ultimi due anni, mentre la fiducia dei consumatori è balzata a novembre ai livelli massimi da molti mesi. Anche dal fronte occupazionale si registrano indicazioni incoraggianti con le aziende private che, stando alle indicazioni fornite dall’ADP, hanno creato circa 216 mila nuovi posti di lavoro nell’ultimo mese.

Numeri che riflettono le attese per un imminente, potremmo aggiungere non più rimandabile aumento dei tassi americani nel corso del prossimo meeting del Federal Open Market Committee, FOMC, il braccio operativo della Federal Reserve americana, in agenza il 13 e 14 dicembre prossimi. Resta da capire solo l’entità di questa nuova stretta monetaria: se un +0,25% è dato oramai per scontato da parte di mrs Janet Yellen, un +0,50% è atteso da pochi analisti ma è un’ipotesi che non dovrebbe essere scartata in maniera assoluta. Almeno a priori.