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Risk-off sui mercati riaccende l’oro, segnali importanti per avvio trend rialzista

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Sentiment sull’oro in evoluzione nelle ultime sedute. Il risk-off che ha colpito Wall Street, timori sulla crescita e affondi di Trump sulla politica monetaria della Fed sono stati tutti elementi a favore di un primo segnale di forza dell’oro. Il metallo giallo presenta un saldo 2018 ampiamente negativo e dopo circa due mesi di lateralità ha dato segnali di ripresa con quotazioni in ascesa anche oggi (+1,04% a 1.234 dollari), sui massimi da luglio. “Il superamento dell’area 1.230/1.235 dollari aprirebbe spazio per altri rimbalzi, ma soprattutto spingerebbe l’oro nuovamente verso un trend rialzista, dopo mesi in cui gli orsi hanno dominato la scena”, spiega Carlo Alberto De Casa, capo analista di ActivTrades.

Il saldo a un anno risulta ancora negativo di circa il 6%.

Gli ultimi dati circa il posizionamento degli investitori fisici sul prezioso, rappresentato dal COT (Commitments of Traders), evidenziano come gli speculatori abbiano ridotto le loro posizioni lunghe nel metallo prezioso nell’ultima settimana (dati al 9 ottobre, ossia prima del sell-off di Wall Street); le posizioni corte nette complessive stazionavano ai massimi dal 2018.

La correlazione inversa tra S&P 500 e oro si è riattivata nell’ultima settimana Al violento scrollone al ribasso di Wall Street (oltre -5% da inizio mese per lo S&P 500) fa da contraltare il +3,24% delle quotazioni spot dell’oro.

 

Dollaro e dintorni, ecco cosa ha condizionato quest’anno l’oro

Quest’anno l’oro è stato spinto verso il basso dalla forza del dollaro USA nei confronti delle valute dei mercati sviluppati e dei mercati emergenti. Il World Wold Council a fine agosto ha rimarcato come le quotazioni dell’oro nella seconda metà dell’anno dovrebbero trovare sostegno nella domanda dei consumatori e, inoltre, il posizionamento short a livelli record potrebbe rapidamente invertirsi qualora uno dei molti attuali rischi macroeconomici si materializzasse, aumentando la domanda di investimenti.

Sebbene i rendimenti dei Treasury a 10 anni siano sui massimi a sette anni, i rendimenti reali sono leggermente superiori all’1% “che continua a fare oro un valore interessante per gli investitori – rimarca Maxwell Gold, director of investment strategy di ETF Securities – poiché storicamente, i tassi reali devono spingersi oltre il 2% prima che inizino ad avere un significativo effetto negativo sull’oro”.

 

Primo target a 1.244 $  (Analisi tecnica)

Da un punto di vista tecnico l’oro ha dato alcuni segnali importanti e positivi. L’Ufficio Studi di FinanzaOnline pone l’accento in primis si fatto che a metà settembre le quotazioni del prezioso hanno infranto al rialzo la trend line ribassista descritta dai massimi del 15 giugno e 28 agosto, per poi effettuare pull back a fine settembre e ripartire al rialzo.

L’Oro infatti ha dato un altro segnale importante l’11 ottobre, con il break dei 1.215 $/oz, livello che corrisponde al 61,8% del ritracciamento di Fibonacci di tutto il movimento rialzista avviato a dicembre 2016. Il movimento è anche seguito da RSI che evidenzia la forte pressione dei rialzisti con l’oscillatore tornato sopra il livello intermedio del 50.

In tale scenario il primo target importante è quello a 1.244 $/oz (50% di Fibonacci) e a seguire i 1.273 $/oz, dove passa anche la media mobile 200 periodi. Sarebbe invece un segnale di debolezza il break dei 1.215 $/oz, con target di breve a 1.200 e 1.182 $/oz.