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Rischio bail-in: alta tensione su bond banche venete dopo l’allarme di JP Morgan

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Momenti di alta tensione per i bond delle banche venete, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, dopo l’allarme che è stato lanciato nella giornata di ieri da JP Morgan. Il colosso Usa ha invitato in risparmiatori a disfarsi delle i obbligazioni senior dei due istituti.

L’allarme è stato lanciato da Axel Finsterbush, strategist di JP Morgan, nel corso di una intervista rilasciata a Bloomberg.

Finsterbush ritiene che sarà difficile, per le due banche, riuscire a ottenere dall’Unione europea il via libera a un salvataggio sotto forma di ricapitalizzazione precauzionale: “Ormai si pensa che tutti gli istituti possano affidarsi alla ricapitalizzazione precauzionale, ma questa opzione è una eccezione”. Di conseguenza, a rischio sono gli stessi aiuti di Stato a cui Veneto Banca e Popolare di Vicenza ambiscono.

In più, tale rischio non sarebbe incorporato nei bond senior. Così come nelle obbligazioni non sarebbe incorporato anche l’altro pericolo, che si presenterebbe nel momento in cui venisse scartata l’ipotesi del bailout: quello del bail-in.

Ma perchè l’Ue dovrebbe dire no all’opzione di ricorrere a una ricapitalizzazione precauzionale? Finsterbush individua due ostacoli: uno, la presenza di crediti deteriorati nel bilanci; due, il fatto che i due istituti non siano banche sistemiche.

Secondo l’esperto, le autorità europee potrebbero rispondere insomma no alla richiesta di salvataggio dei due istituti, che lo scorso mese hanno presentato un piano che prevede aiuti di Stato per un valore fino a 3,3 miliardi di euro e una conversione di bond subordinati per un valore di circa 1,2 miliardi di euro.

Rimane il nodo appunto dei bond senior, che hanno un valore complessivo di 13,5 milliardi di euro e che secondo lo strategist di JP Morgan, in caso di no dell’Ue a Popolare di Vicenza e Veneto Banca, potrebbero essere anch’essi sottoposti alla conversione in azioni.

Ma per i due istituti i problemi non finiscono qui. Stando a quanto riporta Il Sole 24 Ore, difficoltà sono emerse nella proposta che le banche hanno annunciato lo scorso 9 gennaio per compensare i 169.000 azionisti inclusi i piccoli investitori, associazioni e aziende, che hanno acquistato i loro titoli negli ultimi dieci anni e che sono rimasti scottati dalle perdite.

Le adesioni alla proposta – che offre un rimborso di 9 euro per azione o il 15% del prezzo di acquisto – non hanno raggiunto il target previsto dell’80%.

In particolare, Popolare di Vicenza ha raggiunto 35.027 accordi, in data 6 marzo, pari al 29,1% delle azioni interessate, ricevendo 53.251 manifestazioni di interesse, per una percentuale del 55%.

Veneto Banca ha concluso accordi con il 34% dei 75.000 azionisti, a fronte del 14% che ha manifestato interesse e il restante 52% che ha preso appuntamento con la banca ma non ha ancora deciso.

Nel caso in cui non riuscissero a centrare il target minimo di adesione, i due istituti potrebbero essere costretti a una maxi svalutazione, che avrebbe effetti preoccupanti sui ratio di capitali, che potrebbero scendere anche al di sotto della soglia decisa dalla Bce. In questo caso, il bail-in potrebbe diventare inevitabile.