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Powell put e mercati, DWS scruta il grafico sulle aspettative sui tassi e invita a diffidare dai facili entusiasmi

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Un attacco di panico ha scosso i mercati globali nei mesi finali dello scorso anno che ora sembrano essersi ripresi bene ma non è tutto ora quel che luccica visto che né la prospettiva microeconomica sugli utili societari né la prospettiva macroeconomica dei dati economici indicano un miglioramento significativo delle prospettive economiche.

Così Jörn Wasmund, Head of Fixed Income di DWS, secondo cui i mercati potrebbero essere stati un po’ troppo veloci a valutare eventuali ulteriori aumenti dei tassi. Da qui il messaggio dell’analista: “Non siate troppo entusiasti per la Powell put”, ossia una politica monetaria più flessibile annunciata dal presidente della Fed per abbassare i tassi di interesse di riferimento a fronte del declino dei mercati dei capitali.

 

L’esperto analizza come l’anno scorso, la Federal Reserve stava seguendo un percorso costante di aumenti dei tassi d’interesse. Ad ogni riunione i tassi di interesse sono stati sistematicamente aumentati dello 0,25% e la Fed ha lasciato ridurre il bilancio a un tasso predefinito come comunicato nel 2017. In altre parole, dice Wasmund, la Fed stava lentamente ma sicuramente privando il sistema di liquidità. Con l’indebolimento dei dati economici, sono aumentate le critiche alla politica monetaria “con pilota automatico” e per la gioia dei mercati, la Fed ha ascoltato queste preoccupazioni e ha promesso un approccio più “flessibile” per il futuro.

 

Tuttavia nel “grafico della settimana” di DWS viene messo in luce il netto cambiamento nella valutazione del mercato sul futuro andamento della politica monetaria.

 

Alla fine di ottobre 2018, gli investitori si aspettavano ancora che all’inizio del 2020 il tasso sui federal funds salisse verso il 3%. Per contro, i mercati dei derivati si aspettano che i tassi di interesse rimanessero invariati per un po’ di tempo. Vedono addirittura un calo del tasso d’interesse di riferimento all’inizio del prossimo decennio.

La verità potrebbe stare tra i due estremi  dice Jörn Wasmund. “Da un lato, il tasso dei federal funds è attualmente solo marginalmente al di sopra del tasso di inflazione core. Almeno su questa misura, la politica monetaria non può essere definita restrittiva. Questo dovrebbe ridurre il rischio di rallentamento della crescita. D’altra parte, la disoccupazione negli Stati Uniti è insolitamente bassa e né la Fed né i mercati possono sapere con certezza come potrebbe essere fra un anno”. In questo contesto, è rassicurante che la Fed stia rispondendo pragmaticamente a un cambiamento della situazione economica invece di seguire dogmaticamente un corso predefinito ma avverte l’esperto non vi è alcuna garanzia che le decisioni che ne derivano soddisfino sempre gli investitori.