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Piazza Affari: ottava cominciata col segno meno, Mps miglior titolo su ipotesi di conversione subordinati

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L’ottava delle piazze europee è iniziata all’insegna del segno meno, che in chiusura delle negoziazioni caratterizza in maniera diffusa la maggior parte dei settori.

Le performance degli indici del Vecchio Continente fanno eco alle parole di Janet Yellen, che venerdì si è detta pronta ad un rialzo dei tassi anche a settembre, se i dati macroeconomici continueranno a rilevare lo stato di buona salute per la prima economia del mondo.

Oltre alle dichiarazioni della numero Fed, incide sull’andamento dei maggiori titoli di Piazza Affari anche il basso volume delle negoziazioni, complice la chiusura della piazza londinese per festività.

In questo quadro l’indice Ftse Mib segna il calo più marcato fra le altre piazze europee, con una flessione dell’1,12% a 16.665,22 punti. Sul comparto bancario segno meno diffuso fra i titoli dei principali istituti, in particolare sulle popolari, con Bper a fare da apripista in contrazione del 2,97% a 3,33 euro. L’istituto modenese si aggiudica la maglia nera di Piazza Affari nella seduta odierna. A seguire UBI Banca che lascia sul parterre il 2,01% a 2,33 euro.

Umore negativo degli investitori anche sul comparto finanziario con Azimut che cede il 2,72% a 13,6 euro, ed Exor in calo dell’1,53% a 36,01 euro.

Particolarmente negativi anche gli altri due principali titoli della galassia Agnelli, ad eccezione di Ferrari. Nel dettaglio, Fca ha perso l’1,7% a 6,06 euro, sulla scia delle dichiarazioni rilasciate alla stampa venerdì dal numero uno del gruppo, Sergio Marchionne. Lettere anche su Cnh Industrial, che lascia sul terreno il 1,42% a 6,58 euro.

In questo quadro così ben delineato si fa notare il Monte dei Paschi di Siena che va controcorrente guadagnando circa l’1,26% a 0,24 euro.

Ad alimentare la fiducia degli investitori nella seduta odierna sono state le indiscrezioni di stampa circolate nel fine settimana secondo cui l’istituto toscano starebbe studiando l’ipotesi di una conversione volontaria delle obbligazioni subordinate in azioni, con l’obiettivo di ridurre l’ammontare dell’aumento di capitale ben al di sotto dei 5 miliardi ipotizzati fino ad ora.