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Piazza Affari chiude in forte calo, soffrono le big bancarie

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Chiusura di settimana in profondo rosso per Piazza Affari. L’indice Ftse Mib ha archiviato la seduta nei pressi dei minimi di giornata a 21.472 punti, in flessione del 3,18%. Dopo il rally di ieri dettato dalle parole di Draghi che hanno aperto a un possibile potenziamento del QE, oggi sui mercati si è tornato a guardare alla Cina – con Fitch che vede il ritmo di crescita del gigante cinese decelerare 5% nel periodo 2016-2020 – e al rischio rialzo tassi da parte della Fed. In tal senso oggi le non farm payrolls statunitensi hanno in parte deluso le attese (+173 mila ad agosto, consensus era +217mila) anche se compensate dalle revisioni al rialzo dei dati di giugno e luglio. La disoccupazione è scesa al 5,1%, minimo dall’aprile 2008. “Un simile report sul mercato del lavoro da solo non è sufficiente ad allontanare lo spettro del rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed nella prossima riunione di settembre”, commenta Vincenzo Longo, market strategist di IG.
Sul parterre milanese spiccano i cali dei titoli bancari con Unicredit in flessione di quasi il 5% a quota 5,595 euro. Il titolo del gruppo guidato da Federico Ghizzoni paga il taglio di rating deciso da JP Morgan con raccomandazione passata da overweight a neutral con target price sceso a 6,20 euro da 7,30 euro. Vendite diffuse anche su Intesa Sanpaolo (-4,67%) e Banco Popolare (-3,9%).
Seduta difficile anche per Eni (-2,36% a 4,45 euro) nonostante oggi gli analisti di Mediobanca Securities abbiano alzato il rating a outperform dal precedente neutral e prezzo obiettivo a 17,5 euro. Nel comparto oil ha sofferto Saipem (-3,87%) che in avvio di giornata aveva trovato sostegno nel nuovo contratto di Ingegneria e Costruzione dalla società di Stato cilena Corporación Nacional del Cobre de Chile (Codelco), per lo sviluppo di una condotta ad acqua e di tutte le strutture ad essa associate, incluse le stazioni di pompaggio. Il progetto è del valore di circa 560 milioni di dollari.