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Petrolio: per Goldman Sachs eccesso di offerta potrebbe spingere prezzi a 20$/barile

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Il surplus di offerta sul mercato petrolifero potrebbe essere più grande del previsto e spingere i prezzi fino a 20 dollari al barile. La previsione-choc arriva nientepopodimeno che dagli analisti di Goldman Sachs, un tempo conosciuti come i perma-bulls (i tori permanenti) del comparto delle commodity. Il recente calo dei prezzi, “se da un lato è stato accelerato dalle tensioni relative la crescita macroeconomica, dall’altro è stato innescato da fondamentali deboli”, si legge nel report elaborato da un team capitanato da Damien Courvalin e Jeffrey Currie.

Il surplus di offerta del mercato petrolifero “è maggiore rispetto alle nostre attese e ci aspettiamo che questo avanzo continui nel 2016 in scia del nuovo incremento della produzione Opec, di parte di quella non-Opec e della riduzione della domanda innescata dal rallentamento cinese e dal conseguente impatto negativo sugli altri Paesi emergenti”.

Su queste basi l’istituto newyorkese ha annunciato una nuova sforbiciata alle stime sui prezzi dell’oro nero. “La nostra nuova stima sui prezzi del Wti (il benchmark di riferimento negli Stati Uniti, ndr) a 1-3-6 e 12 mesi si attesta a 38, 42, 40 e 45 dollari il barile (da 45, 49, 54 e 60$/barile, ndr)”. Per quanto riguarda il 2016 “il dato passa da 57 a 45 dollari il barile”. Nel caso del Brent, il riferimento globale, la view 2016 scende da 62 a 49,5 dollari in scia del ritorno dell’output iraniano e di un inatteso incremento della produzione Opec. Nel report, intitolato “The New Oil Order”, quota 20 dollari “non rappresenta lo scenario base anche se le possibilità di una discesa a questi livelli […] continuano ad aumentare di pari passo con l’incremento degli stoccaggi”.

IEA: output atteso in calo a livelli che non si vedono da 25 anni
L’Organizzazione Internazionale dell’Energia (International Energy Agency, IEA) nel suo report mensile stima che il crollo dei prezzi potrebbe spingere i produttori non facenti parte dell’Opec a mettere in campo un taglio all’output di mezzo milione di barili giornalieri, il calo maggiore dalla caduta dell’Unione sovietica. Indicazioni positive arrivano dalle stime sull’andamento della domanda, riviste al rialzo di 200 mila barili giornalieri nel 2015 e nel 2016 a 1,7 e a 1,4 milioni di barili giornalieri.

Arabia Saudita: non ci sarà meeting straordinario
Oggi le quotazioni del Wti e del Brent (-2,7% a 44,68$, -2,35% a 48,68$) pagano pegno all’indiscrezione riportata dalle maggiori testate sulla presunta contrarietà dell’Arabia Saudita alla convocazione di un meeting di emergenza per frenare la caduta dei prezzi.