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Petrolio: Arabia Saudita lancia sfida ad Iran, congelamento output in bilico

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Il mercato del petrolio rimane al palo, ostaggio delle indiscrezioni che circolano circa il meeting di Algeri in programma dal 27 al 28 settembre.

Per gli analisti nel mese in corso sono attesi circa 800.000 barili al giorno in più rispetto all’offerta globale di agosto, una cifra dirompente che rischi di porre nuove pressioni sulle quotazioni del barile.

A spingere la produzione verso livelli sempre più alti è principalmente la Russia, mentre Libia e Nigeria sarebbero pronte a riprendere i normali livelli dopo le temporanee interruzioni estive dovute a casa endogene.

Una previsione di Citigroup ha stimato che i prezzi potrebbero riportasi verso i 40 dollari al barile nel 2017, dato che la forbice fra domanda e offerta è stimata in accrescimento fino alla prima metà del prossimo anno.

In questo quadro, sembra che l’Arabia Saudita si sia detta pronta a stoppare la propria produzione (che attualmente viaggia su record storici a 10,7 milioni di barili al giorno), purché lo faccia anche l’Iran, che attualmente produca circa 3,6 milioni di barili.

In questo clima di massima incertezza, le quotazioni del Wti trattano in ribasso dello 0,86% a New york, a 45,92 dollari al barile, mentre a Londra il Brent perde lo 0,48% a 47,42 dollari.