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Petrolio ancora sotto pressione: Opec verso accordo per tagliare produzione?

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Le preoccupazioni per la congiuntura globale e i livelli di produzione del petrolio pongono, a detta degli analsiti internazionali, un freno alla ripresa sostenibile del prezzo del greggio.
Questa la sintesi della dichiarazione rilasciata dal ministro dell’Energia venezuelano, Eulogio Del Pino, che in un’intervista ha ribadito come il livello di produzione di petrolio a livello mondiale è eccessivo e dovrebbe essere ridotto di almeno il 10% per tornare a stimolare i prezzi. L’attuale offerta di petrolio, che si aggira intorno ai 94 milioni di barili giornalieri, appare eccessiva, e dovrebbe scendere di oltre 9 milioni di barili per tornare su livelli sostenibili.

Interessante la dichiarazione del segretario generale dell’Opec, Mohammad Sanusi Barkindo, che in un’intervista pubblicata oggi su La Repubblica, evidenzia l’importanza di trovare una forma di accordo che stabilisca una certa stabilità dei prezzi. Nel prossimo meeting dell’Organizzazione che riunisce i maggiori produttori di greggio mondiali verrà istaurato un tavolo di discussione con l’Iran. Non si esclude un possibile accordo allargato anche con altri Paesi non Opec e con la Russia, tentativo definito come “un processo logico”.
Nell’intervista il segretario generale Barkindo ha inoltre posto l’accento sulla concorrenza arrivata dai produttori di fonti rinnovabili, che tra gli altri aspetti, pongono un ostacolo nell’accesso al credito per effettuare nuovi investimenti.

Ricordiamo che l’Opec si riunirà ufficialmente settimana prossima ad Algeri per discutere i tetti alla produzione. Una mossa divenuta indispensabile visto che ci sono “tre miliardi di barili invenduti” che pesano come macigni sulle quotazioni del greggio sui mercati internazionali. Uno dei nodi più scottanti sarà quello legato all’Iran che ha recentemente detto di voler riportare la propria produzione sui livelli presanzioni e prossimi ai 4,5 milioni di barili giornalieri, il doppio della produzione attuale. Secondo il segretario generale nigeriano anche in Iran sono consci della situazione, e si è detto sicuro “che non farà mancare la sua collaborazione”.

Prosegue intanto anche questa mattina il periodo nero per il prezzo del petrolio che sui mercati internazionali scambia questa mattina in area 43 dollari al barile, in calo di un ulteriore 0,65% rispetto alla vigilia mentre il Brent scambia a 45,70 dollari, in calo di oltre mezzo punto percentuale.