Padoan fa marcia indietro: niente aumento dell’Iva nel 2018, mie dichiarazioni distorte

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Il ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan fa ora marcia indietro, evidentemente pressato dai diktat vari che arrivano dal Pd dell’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi e, in merito alla proposta di aumentare l’Iva per ridurre il cuneo fiscale, afferma che la stampa ha amplificato in modo assolutamente distorto le sue dichiarazioni.

Padoan si scusa al contempo per il ritardo nella presentazione della cosiddetta ‘manovrina’ – la manovra correttiva da 3,4 miliardi di euro, corrispondente allo 0,2% del Pil, che Bruxelles ha imposto all’Italia, pena l’apertura di una procedura di infrazione per debito eccessivo.

Il testo completo della manovrina dovrebbe arrivare oggi, giovedì 20 aprile.

Tornando alla proposta di presunto scambio tra l’Iva e il cuneo fiscale, così Padoan, nel corso dell’audizione sul Def al Senato.

“Io posso avere preferenze che sono state amplificate in modo assolutamente distorto dalla stampa nei giorni passati e invito a non prenderle come preferenze inossidabili”. Il ministro spiega il presunto equivoco affermando che le sue dichiarazioni sono state “semplicemente una risposta a una domanda specifica del giornalista, che è stata tradotta in una mia preferenza”.

Ma si tratta di “una delle tante ipotesi e mi auguro che il dibattito possa essere molto franco, con un pò di analisi tecnica e non solo analisi politica”.

Padoan spiega: “Io non sono in grado di dire quali misure adotteremo, ancora non se ne è parlato, fa parte di un dibattito che deve essere fatto”. 

Niente aumento Iva, in ogni caso, nella prossima legge di bilancio. Così sembra promettere stavolta il ministro, precisando che il governo si è impegnato a intervenire con la prossima legge di bilancio per modificare la previsione di incremento delle imposte e sostituirla con altre misure, sul lato delle spese e sul lato delle entrate“.

Per poi precisare che “l’intendimento del governo nell’impostazione della prossima legge di bilancio prevede di escludere tale aumento attuando una manovra alternativa”.

Padoan spiega che “l’aumento delle imposte contenuto nelle clausole di salvaguardia diventerebbe operativo nel 2018, con effetti che valgono circa l’1,1 percento del Pil”, ma “il decreto legge dell’11 aprile sterilizza una parte di questo aumento, che quindi resta contemplato a legislazione vigente per un valore di poco inferiore allo 0,9%”.

Insomma, il responsabile del Mef torna a ricordare che il governo non ha alcuna intenzione di alzare le tasse:

“Confermata la volontà del governo di proseguire nel percorso di progressiva riduzione della pressione fiscale, resta la necessità di finanziare tale riduzione in modo permanente, così che i tagli siano credibili”.  

Tiene a precisare inoltre che “il quadro programmatico del Def è costruito su realistiche ipotesi di politica di bilancio, ma il Governo è aperto ad una discussione ampia ed approfondita sulle scelte che andranno finalizzate in sede di formazione della Legge di Bilancio”.

La stessa promessa di non alzare le tasse viene assicurata nell’incontro che il ministro terrà dopo qualche ora con i senatori del Pd: anche – e soprattutto – in questa sede Padoan afferma che non ci sarà alcun aumento dell’Iva per finanziare il cuneo fiscale. E tutte queste assicurazioni sollevano critiche più o meno al vetriolo da parte del mondo politico, che vede nella giravolta delle dichiarazioni del ministro la regia dell’ex premier Matteo Renzi.

Tornando ancora ai contenuti del Def, Padon non sembra essere d’accordo con la cautela dell’Fmi che, nel World Economic Outlook presentato qualche giorno fa ha reso noto di stimare per l’Italia una crescita del Pil decisamente inferiore a quella prevista nel Def. Il ministro rimane ottimista:

“L’andamento recente dell’economia italiana è “incoraggiante”. La crescita “ha ripreso slancio nella seconda metà del 2016 grazie a un balzo della produzione industriale e, dal lato della domanda, a un’accelerazione di investimenti ed esportazioni. Il 2017 sembra essere cominciato col piede giusto”.  

In particolare, ricorda, “gli indici di fiducia delle imprese italiane sono saliti notevolmente durante il primo trimestre, toccando a marzo il livello più alto dal 2007 per quanto riguarda l’industria”. E questo significa che “il miglioramento dei dati economici e delle aspettative nelle economie avanzate, Italia compresa, potrebbe giustificare una significativa revisione al rialzo della previsione di crescita del Pil per i prossimi anni”. 

Ciò significa che “le previsioni di crescita riportate nel programma di stabilità devono pertanto essere lette come valutazioni prudenziali. La previsione programmatica per i prossimi tre anni riflette inoltre l’intendimento del governo di seguire un sentiero di politica di bilancio in linea con le regole europee e la normativa italiana”.Sulle altre misure che il governo intende prendere per rilanciare l’economia e affrontare il nodo del debito pubblico, ci sono le privatizzazioni, altro terreno di scontro tra Renzi e Padoan.

Così il ministro nell’audizione al Senato:

Le privatizzazioni sono uno strumento importante non solo di finanza pubblica, ma soprattutto di politica industriale, di politica di efficienza e gestione delle partecipate. Ci sono situazioni diverse nei diversi settori, le decisioni vanno prese caso per caso e non con l’equivalente di tagli lineari, non è questo il mio atteggiamento e il mio convincimento. Così come è il mio convincimento che si debba parlare tranquillamente di privatizzazioni”. E su un possibile intervento di Cassa e depositi e prestiti, sottolinea che l’operazione “non è contenuta nel decreto”.