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Oro, petrolio, gas naturale: attenti a quei tre

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Oro, petrolio, gas naturale. Tre sorvegliati speciali, tre materie prime tra le più seguite da trader, investitori e risparmiatori. Le loro quotazioni hanno un impatto che non è solo finanziario ma che si riverbera sulla vita di tutti i giorni. Delle tre, attualmente, solo il gas naturale mostra qualche spunto al rialzo innescato dalle evoluzioni della crisi russo-ucraina. Oro e petrolio rimangono invece schiacciate sotto il tallone del dollaro. Finanza.com ha chiesto a Michael Hewson, chief market analyst di CMC Markets UK di fare una rapida panoramica sulle tre materie prime.

Oro

Nelle ultime due settimane le quotazioni dell’oro sono scese di quasi il 10% toccando un minimo relativo a 1.137 dollari l’oncia. Dopo una reazione culminata in area 1.180 ieri, oggi l’oro arretra nuovamente.

“L’oro ha rotto al ribasso gli importanti livelli di area 1.190 dollari l’oncia. Il fatto che la Fed non stia più fornendo nuovi stimoli monetari e abbia terminato l’acquisto di asset spinge il dollaro al rialzo e riduce l’appeal del metallo in qualità di bene rifugio. Credo che ci sia la possibilità di assistere a ulteriori indebolimenti dell’oro al di sotto dei livelli appena visti a inizio mese. Probabilmente si potrà arrivare nei dintorni dei 1.000 dollari. Sarei invece molto sorpreso se l’oro dovesse scendere al di sotto di questa quota semplicemente per il fatto che le società minerarie smetterebbero di estrarlo. Il prezzo di break-even per l’estrazione del metallo giallo si aggira infatti intorno a questo valore. Dunque spazio per ulteriori ribassi ma limitato, anche perché la domanda rimane molto elevata, in specie in Asia e nel Far East con prezzi convenienti. Per assistere a una stabilizzazione delle quotazioni dell’oro è necessario un ritorno al di sopra di quota 1.080 dollari l’oncia. In tal caso potremmo assistere a spunti verso 1.250”.

Petrolio

La discesa dei prezzi del petrolio è stata ancora più netta. Il Brent è sceso di 30 punti percentuali rispetto ai massimi dell’anno segnati in giugno e si avvicina ora a quota 80 dollari al barile, una soglia già violata dal Wti.

“La pressione sui prezzi del petrolio rimane molto forte al ribasso e al momento la domanda continua a rimanere debole. Inoltre al momento non ci sono indicazioni che l’Opec abbia intenzione di tagliare le forniture. Tutto questo terrà sotto pressione i prezzi. Per quanto riguarda il Brent credo ci sia il potenziale per vedere le quotazioni scendere sotto gli 80 dollari al barile, all’interno di uno scenario economico che rimane ancora debole in Europa e di un dollaro forte. Per il Wti gli obiettivi potrebbero essere i 74 dollari e successivamente si potrebbe scendere anche a quota 70.

Gas naturale

Dalla fine del mese di ottobre le quotazioni del gas naturale sono salite di quasi il 30%. Sono tuttavia ancora ben lontane dai massimi di inizio febbraio.

“Penso che le quotazioni del gas naturale continueranno a rimanere volatili anche se credo che sarà molto difficile vedere i prezzi cadere significativamente, considerando quello che sta accadendo in Ucraina e le preoccupazioni geopolitiche che coinvolgono in prima linea Russia ed Europa. Non dovremmo tuttavia neanche assistere a picchi di prezzo, a condizione che il clima non si irrigidisca troppo. In quel caso potremmo vedere delle impennate come quelle registrate a inizio anno (a febbraio il gas naturale ha toccato i 6,49 dollari). Sono questi i due driver principali dai quali dipenderà l’andamento del prezzo del gas naturale. Le scorte europee al momento sono abbastanza elevate dunque, a meno di peggioramenti climatici e aumento delle tensioni tra Russia e Ucraina, non vedo rischi di inverni freddi per il Vecchio continente”.