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Occhio a BTP con novità Merkel-Macron. Blankfein (Goldman Sachs): Italia prima minaccia per debiti sovrani

Per il banchiere tra i più potenti del pianeta, praticamente, il rischio rappresentato dai debiti sovrani ha sostituito la fonte più importante dell’incertezza globale, rappresentata in precedenza dalla presenza di …

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Mentre dall’asse Merkel-Macron arrivano novità che interessano direttamente i detentori dei BTP, un alert sull’Italia arriva da Lloyd Blankfein, numero uno di Goldman Sachs. In un’intervista all’Editor-in-Chief di Bloomberg John Micklethwait, presso l’Economic Club of New York, il ceo e presidente di Goldman Sachs non concede sconti all’Italia.

Il paese, a suo avviso, rappresenta la principale minaccia che incombe sul mercato dei debiti sovrani.

Le sue dichiarazioni fanno il giro del web e vengono riprese da diversi altri commentatori ed esperti del mondo della finanza.

Per il Ceo di Goldman Sachs, il rischio rappresentato dai debiti sovrani ha sostituito inoltre la fonte più importante dell’incertezza globale, rappresentata in precedenza dalla presenza di banche eccessivamente esposte a strumenti finanziari rischiosi.

Nell’intervista, il banchiere tra i più potenti al mondo fa notare che, nelle prime due settimane del governo che si è appena insediato, i leader politici italiani hanno già reso più tesi i rapporti tra Roma e Parigi, scontrandosi con il presidente francese Emmanuel Macron sull’immigrazione, minacciando allo stesso tempo anche di stracciare il patto commerciale tra l’Unione europea e il Canada, ovvero l’accordo CETA.

La confusione che regna in Italia “e ovviamente l’immigrazione sono grandi rischi che incombono sull‘intera architettura dell’Europa, a questo punto”, ha detto Blankfein.

Nel frattempo, una novità che sicuramente interessa l’Italia è arrivata con l’incontro tra Macron e la cancelliera tedesca Angela Merkel, che si è tenuto ieri nel palazzo di Meseberg, fuori Berlino.

Oltre a trovarsi d’accordo sulla necessità di fornire all‘Unione europea un bilancio comune, i due leader hanno, stando ad alcune indiscrezioni rilasciate sempre da Bloomberg, manifestato la volontà congiunta di facilitare la ristrutturazione dei bond delle nazioni dell’Eurozona che finiscono nei guai.

La proposta congiunta, che è stata resa nota nella giornata di martedì, in occasione dell’incontro bilaterale tra i due leader, chiede che vengano avviati negoziati per rafforzare le clausole delle azioni collettive, che sono diventate obbligatorie per i bond sovrani emessi dagli stati membri dell’Eurozona a partire dal 2013.

L’asse Merkel-Macron auspica a tal proposito una nuova procedura di ristrutturazione del debito, che diventerebbe operativa nel momento in cui un paese in difficoltà fosse costretto a chiedere assistenza finanziaria all’ESM, il Fondo Salva-Stati.

La normativa attualmente in vigore permette che le modifiche relative al rimborso dei debiti sovrani diventino operative solo se i termini sono approvati da due maggioranze distinte. Obiettivo di Merkel e Macron è quello di snellire l’iter, eliminando la doppia votazione, per ridurla a una unica, in cui a esprimere i voti siano solo i detentori dei bond coinvolti in un eventuale processo di ristrutturazione.

Ciò significa che chi è contrario ai termini stabiliti incontrerebbe maggiore difficoltà a vedere accettata la sua posizione, e sarebbe praticamente costretto ad allinearsi a quanto deciso dalla maggioranza.

L’asse franco-tedesco auspica anche che il Fondo salva-stati abbia più voce in capitolo, “facilitando” il dialogo tra il paese in difficoltà e gli investitori privati sui termini di rimborsi dei bond sovrani, e svolgendo praticamente la stessa funzione, riporta Bloomberg, esercitata dal Fondo Monetario Internazionale nei confronti delle economie che chiedono aiuti finanziari.

Riguardo all’impatto che una tale decisione potrebbe avere sui BTP, da un lato c’è da dire che la proposta ammorbidisce la posizione iniziale dei paesi del Nord, Germania e Olanda incluse, che avevano spinto su una ristrutturazione immediata e automatica del debito per le economie dell’Eurozona che avessero bussato alla porta del Fondo salva-stati alla ricerca di finanziamenti.

Un tale piano, se adottato, avrebbe rischiato di provocare il panico e di alimentare la fuga dai bond da parte degli investitori, al primo segnale dell’esistenza di problemi. (e, nel caso dell’Italia, l’allarmismo è sempre dietro l’angolo).

Detto questo, il fatto che il processo di ristrutturazione possa venire semplificato, potrebbe mettere sotto pressione, nel caso dell’Italia, diversi investitori retail che, con le banche italiane, sono i più esposti al debito pubblico.

I piccoli investitori potrebbero di fatto trovarsi costretti ad accettare termini sul taglio del debito che magari sarebbero accettabili per gli investitori istituzionali, ma non per le loro proprie tasche.

E c’è qualcuno che già boccia la proposta, come Gabriel Sterne, responsabile della divisione di ricerca macro globale presso Oxford Economics, a Londra.

Questa proposta fa una diagnosi sbagliata del problema, che è la procrastinazione europea sul tema del perdono del debito. Nessun creditore accetterebbe mai un perdono del debito. Di conseguenza, le perdite dovrebbero essere imputate a un punto di riferimento neutrale. E questo punto di riferimento dovrebbe essere l’Fmi, che però non ha fatto bene il proprio lavoro. L’Europa ha già troppo potere, e ha dimostrato di abusarne. Tale proposta le conferisce ancora più potere”.