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Niente Referendum su Jobs Act, arriva il no della Consulta e il mercato apprezza

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Altolà della Corte Costituzionale al referendum proposto dalla Cgil per abrogare le modifiche all’articolo 18 sui licenziamenti illegittimi contenute nel Jobs Act. La Consulta ha giudicato inammissibile la richiesta di referendum denominato “abrogazione delle disposizioni in materia di licenziamenti illegittimi”, mentre è arrivato il via libera agli altri due quesiti: quello relativo ai voucher e quello sulla responsabilità in solido appaltante-appaltatore.
Lo scorso anno la CGIL, il principale sindacato italiano, aveva raccolto circa 3,3 milioni di firme a sostegno dei tre quesiti referendari. I referendum proposti sono abrogativi e prevedono pertanto un quorum, ossia il risultato sarà valido soltanto se voterà il 50 per cento più uno degli aventi diritto. 

Referendum su voucher a primavera, ma potrebbe essere evitato
Dopo il via libera odierno della Consulta, i due quesiti dovranno essere sottoposti al voto tra il 15 aprile e il 15 giugno 2016. Possibile però una sospensione nel caso di elezioni politiche anticipate nei prossimi mesi. Inoltre la tornata referendaria potrebbe essere evitata nel caso il Parlamento legiferi in modo da modificare le parti della riforma richiamate dai quesiti referendari. All’ordine del giorno della commissione Lavoro della Camera c’è proprio l’esame di 5 proposte di riforma dei voucher.

Spread giù, si sgonfia il rischio politico
La reazione del mercato è stata di una discesa dello spread Btp-Bund in area 152 punti base, 5 punti in meno rispetto ai livelli della vigilia, con il no al referendum sul Jobs Act che elimina un potenziale elemento di incertezza politica per i prossimi mesi allontanando l’ipotesi di elezioni anticipate. Il rendimento del Btp decennale è sceso in area 1,85%, sui minimi a una settimana.
Bene anche Piazza Affari che nell’ultima ora si è portato sui massimi di giornata con il Ftse Mib in rialzo dello 0,6% sopra quota 19.500 punti.