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Nel giorno Brexit Ue dice no a fusione Lse-Deutsche Boerse. Borsa Londra: stangata per Europa

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Le indiscrezioni e dichiarazioni circolate nelle ultime settimane sono state confermate: le autorità antitrust dell’Unione europea hanno formalmente bloccato la fusione tra Deutsche Boerse e il London Stock Exchange, spiegando che l’accordo avrebbe creato praticamente una situazione di monopolio nel mercato della compensazione degli strumenti del reddito fisso, estromettendo la rivale Euronext. 

D’altronde, già a fine febbraio la borsa di Londra aveva dichiarato di non voler soddisfare la richiesta dell’Antritrust, che aveva tra l’altro a che fare con l’Italia, precisamente i BTP: le autorità Ue avevano infatti sollecitato il London Stock Exchange a smobilizzare la quota detenuta in MTS, la piattaforma di trading del reddito fisso in cui vengono scambiati i titoli del debito pubblico italiano, pari al 60%. Già allora l’Lse aveva reputato “altamente improbabile” il sì alle nozze con Deutsche Boerse, a causa di una richiesta che aveva definito essa stessa “sproporzionata” da parte di Bruxelles.

Immediata la reazione delle dirette interessate. Joachim Faber, presidente del Supervisory Board di Deutsche Boerse, ha definito la decisione delle autorità Antitrust una stangata per l’Europa:

Il divieto è una stangata per l’Europa, per l’Unione dei mercati dei capitali e per il ponte tra l’Europa continentale e il Regno Unito. Si è persa una rara opportunità, volta a creare un fornitore globale di piattaforme di mercati basato in Europa e a rafforzare la competitività globale dei mercati finanziari europei”.

Il no alle nozze, che secondo Deutsche Boerse è appunto anche un no a un ponte tra l’Europa continentale e il Regno Unito, arriva proprio nel giorno dell’attivazione dell’Articolo 50 del trattato di Lisbona per dare il via a due anni di trattative che trasformeranno la Brexit da voto a nuova realtà per i britannici.

Anche l’Lse – che dal 2007 controlla anche Borsa Italiana -ha diramato un comunicato in cui ha espresso tutta la sua delusione per la decisione della Commissione europea:

“Questa era un’opportunità per creare un gruppo di infrastrutture di mercati leader a livello globale, basato in Europa, che avrebbe sostenuto le 23 milioni di piccole e medie imprese europee e lo sviluppo di una Unione dei mercati dei capitali più profonda”. 

L’Lse onorerà comunque l’impegno che aveva preso con i suoi azionisti, ovvero quello di pagare un dividendo speciale al completamento della fusione con Deutsche Boerse, anche se la condizione è venuta a cadere. La Borsa darà il via inoltre a una operazione di buyback azionario del valore di 200 milioni di sterline, un ammontare ampiamente equivalente al ritorno che avrebbe ottenuto nel caso in cui la fusione con la piattaforma che gestisce la borsa di Francoforte fosse andata in porto.

Così ha motivato il no Margrethe Vestager, commissaria Ue alla concorrenza:

“Nel testare il mercato, rivolgendoci alle società rivali, ai clienti e ad altri partecipanti al mercati, siamo arrivati alla conclusione che la soluzione che ci è stata offerta non è sostenibile”.  E, in risposta alle critiche secondo cui invece una fusione avrebbe potuto tener testa ai giganti americani, Vestager ha continuato a difendere la posizione dell’Unione europea:

“Non c’è niente che impedisca che tale obiettivo venga raggiunto. Siamo in presenza di giganti europei e allo stesso tempo c’è la concorrenza e noi abbiamo l’obbligo di assicurarci che, se si vogliono giganti, questi devono comunque far fronte alla presenza di rivali sul mercato. E in questo caso il problema principale è stato rappresentato proprio dal fatto che non siamo stati capaci di trovare, o le controparti non ce lo hanno garantito, quello spazio che avrebbe permesso il permanere della competizione in futuro”.