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Mps: spunta possibile piano B con conversione obbligatoria bond subordinati

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Convertire o non convertire? Questo dilemma affligge da qualche giorno gli obbligazionisti di Mps in possesso di bond subordinati oggetto del piano di conversione volontaria predisposto dalla banca senese, ma potrebbe non esser più tale dopo l’esito del referendum costituzionale del 4 dicembre. Infatti in caso di vittoria del no al referendum il successo dell’aumento di capitale da 5 miliardi di euro sarebbe molto in dubbio e potrebbe saltare tutta l’impostazione su cui si regge l’operazione di rafforzamento patrimoniale.

In tal caso potrebbe prender piede un piano B con conversione non più volontaria, ma obbligatoria, dei bond subordinati. A paventare tale ipotesi è oggi Il Sole 24 ore che accenna a tale piano B per evitare che la situazione precipiti fino al rischio bail-in. In tale scenario ipotetico, così’ come previsto nel modello di riferimento delle quattro banche greche ricapitalizzate “a forza” lo scorso anno, la conversione dei bond per 4,3 mld di euro passerebbe da volontaria a obbligatoria. In tal modo si lascerebbero fuori i bond senior (coinvolti invece in caso di bail-in). Il quotidiano di Confindustria rimarca infatti che, dopo l’attuazione della conversione, dovrebbe esserci l’intervento del veicolo pubblico nell’ambito dell’aumento di capitale Mps al fine di evitare perdite per le obbligazioni senior.

Gli investitori retail hanno anche la possibilità di vendere subito. Il bond subordinato 2008-2018, quello con maggior fetta di investitori retail (circa 37mila), negli ultimi due giorni ha visto forti vendite (-11%) scendendo a 60 nonostante il piano di Mps offra la conversione volontaria a 100 (con obbligo di reinvestirlo nell’aumento di capitale).