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Moody’s: maxi svalutazioni Unicredit aumentano dubbi su redditività delle banche italiane

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Le maxi svalutazioni sugli avviamenti per 10,2 miliardi di euro effettuate la scorsa settimana da Unicredit sollevano i dubbi sulla redditività della rete domestica delle banche italiane. E’ quanto scrive Moody’s nella sua analisi settimanale, ricordando la perdita monstre di Unicredit nel terzo trimestre (10,6 miliardi di euro), dovuta soprattutto alle svalutazioni sugli avviamenti delle passate acquisizioni. Inoltre, piazza Cordusio ha riportato nel periodo luglio-settembre un utile operativo di 1,85 miliardi di euro, in calo rispetto ai 2,5 miliardi del precedente trimestre. In scia a questi risultati, Moody’s ha posto sotto osservazione per un eventuale downgrade il rating di Unicredit e delle sue principali controllate.
 

In ottobre, l’agenzia di valutazione aveva declassato la banca milanese ad A2, soprattutto per i dubbi sulla redditività della sua rete domestica. “Nella nostra view – scrivono gli esperti di Moody’s – questo declino nella redditività potrebbe essere una conseguenza della rapida espansione di Unicredit avvenuta durante gli ultimi dieci anni, specialmente per quanto riguarda la fusione con Capitalia nel 2007 e le acquisizioni in Kazakistan e Ucraina”.
 
Inoltre, Moody’s ricorda le altre banche italiane che hanno attuato una politica di espansione prima dello scoppio della crisi finanziaria: Monte dei Paschi e Banco Popolare. “Con uno scenario macro italiano destinato a rimanere difficile per molto tempo – ricorda Moody’s – ottenere sinergie significative dalle acquisizioni domestiche potrebbe rappresentare una sfida impegnativa, soprattutto nel caso in cui le banche acquistate erano deboli come Capitalia, Antonveneta (Mps) e Banca Popolare Italiana (Banco Popolare)”. Di conseguenza, concludono gli esperti di Moody’s, le passate acquisizioni potrebbero aumentare la pressione sulla redditività degli istituti acquirenti.