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Mercati in fase arcobaleno, ma invertita. Cesarano: spread può scendere a 200 pb ma poi ci sarà test Legge di Bilancio

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I mercati continuano a muoversi con circospezione con Piazza Affari che nelle ultime settimane ha cercato di risollevarsi dopo le turbolenze di maggio e giugno. Cosa aspettarci dai mesi estivi? “La fase luglio/inizio agosto potrebbe rappresentare una temporanea fase di stabilizzazione che potrebbe comportare il rientro di parte dei movimenti visti in precedenza”, rimarca Antonio Cesarano, Chief Global Strategist per Intermonte Advisory e Gestione, che vede un ritorno dell’euro in area 1,19, a fronte di rialzo dei tassi sulla parte a lungo termine soprattutto del comparto tedesco. Nel frattempo il petrolio progressivamente potrebbe ridimensionarsi nel corso dell’estate dopo il picco del Wti in prossimità dei 75$/b.

Si potrebbe trattare però di una fase di stabilizzazione temporanea, in vista della ripresa dei principali trend primari (apprezzamento dollaro, calo tassi core in modo particolare Treasury, appiattimento curva USA e petrolio forte in autunno), quando il focus potrebbe ritornare su tematiche euro, in vista di importanti appuntamenti tra cui l’iter di approvazione della legge di bilancio italiana e elezioni in Baviera il 14 ottobre.

Fase arcobaleno tra sole del II trimestre e pioggia di fine anno

In generale i mercati sono alle prese con uno scenario dicotomico: indicazioni mediamente più positive nel breve, ma con estrema preoccupazione per gli sviluppi futuri. “Questa diversa percezione breve/medio termine – argomenta Cesarano – trova esplicitazione in area Euro soprattutto nella permanenza dello spread su livelli pari a circa 100 pb sopra quelli ante crisi, mentre negli USA mediante la continuazione del trend di appiattimento della curva. Metaforicamente parlando, gli operatori appaiono essere nel mese in corso nella posizione in cui si trova una persona che si gode l’arcobaleno, mentre convivono contestualmente sole (il secondo trimestre) e pioggia (le prospettive di fine anno)“.

 

Sul fronte titloli di Stato italiani, le tematiche politiche hanno inciso pesantemente sull’andamento dello spread “e più in particolare anche su alcune parti del mercato. Lo spread sul comparto decennale è così tornato in area 300pb a fine maggio, con penalizzazioni più marcate sul comparto a breve termine nelle fasi più acute della crisi”, rimarca Cesarano. “Ad essere intaccata – prosegue lo strategist – è stata non soltanto la superficie ma anche la struttura del mercato. In particolare dopo il roll dei contratti future BTP dalla scadenza giugno a settembre, è emerso un drastico calo dei volumi sia in termini assoluti, sia in termini relativi. Il Btp future decennale infatti dagli inizi di giugno ha raramente superato i 100.000 contratti giornalieri; inoltre il volume di scambi si è attestato a poco più della metà di quelli dell’OAT future, un andamento esattamente opposto a quello registrato in media nei primi 5 mesi del 2018”. Inoltre spesso i volumi scambiati sul contratto BTP short sono spesso stati molto vicini se non uguali a quelli del decennale, un segnale di tensione estrema che durante la fase più acuta della crisi di maggio/giugno si è tradotto in un penalizzazione relativamente più forte sulla parte a breve rispetto a quella a lungo termine.

 

L’esperto di Intermonte Advisory e Gestione vede la possibilità che le minori tensioni politiche, i segnali più positivi che stanno arrivando dai dati macro di maggio (si vedano ad esempio produzione industriale tedesca e vendite al dettaglio italiane) possano contribuire ad un graduale ridimensionamento dei tassi periferici e quindi dello spread italiano in area 200pb grazie anche all’attesa della consueta riduzione dell’offerta di Btp nel mese di agosto.