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Mercati Emergenti protagonisti nel 2017. Usa ancora positivi anche se… (F.Pisani)

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E’ una visione moderatamente ottimista quella delineata da Florence Pisani, responsabile della ricerca economica globale per Candriam Investor Group nel corso dell’International Media Seminar tenutasi settimana scorsa a Bruxelles.
L’economista ha posto la sua attenzione sul trend dei risparmi su scala globale che continuano a crescere in maniera significativa, evidenziando però come la parte del leone sia oramai rappresentata dai mercati emergenti che da alcuni anni hanno superato in maniera significativa i Paesi sviluppati.
Questo uno dei motivi principali che ha spinto Candriam ad assumere una visione decisamente ottimista sui mercati emergenti, anche in vista di una sempre più probabile stabilizzazione delle materie prime, soprattutto del petrolio. La crescita di queste economie dovrebbe accelerare nel corso del 2017, e dovrebbe essere particolarmente evidente nei Paesi esportatori di commodity.
Passando agli Stati Uniti, la Pisani ha sottolineato come quello passato sia stato il 29° trimestre consecutivo di recupero per l’economia a stelle e strisce. Un recupero particolarmente lungo ma non altrettanto sostenuto: l’economia americana, secondo le parole dell’esperta, mostra una ripresa piuttosto “debole”.
Il mercato azionario americano, nonostante il lunghissimo rally e i recenti massimi storici, non appare particolarmente sopravvalutato: la crescita dell’immobiliare appare invece solida e registra casi di sopravvalutazione solo per gli uffici delle maggiori città Usa.
Senza cambiamenti significativi di politica monetaria le crescita dovrebbe continuare anche nel 2017; in particolare il Pil dovrebbe proseguire nel suo trend espansivo anche se ad un tasso di crescita inferiore rispetto agli anni passati.
Una delle variabili chiave è rappresentata da cosa vorrà effettivamente fare il neo presidente Donald Trump che, di fatto, ha mutato lo scenario di base annunciando l’imminente lancio di un piano fiscale e di taglio delle tasse che potrebbe valere oltre 4.400 miliardi di dollari.
Florence Pisani ha però precisato che anche se apparentemente la politica espansiva del neo presidente possa essere assimilabile a quella realizzata Ronald Reagan (presidente degli Usa dal 1981 al 1989), il punto di partenza dei due scenari è profondamente diverso.
Differente soprattutto in termini di tasso di disoccupazione e di debito federale. Alla luce di questi dati la crescita potenziale degli USA risulta ora molto più contenuta rispetto all’era Reagan.

Nel lungo termine il deficit pubblico è comunque destinato a crescere in maniera sensibile, portando tra l’altro al probabile incremento delle diseguaglianze tra classi sociali del Paese. Sarà quindi fondamentale capire come intenderà muoversi la Federal Reserve: l’analista di Candriam ha sottolineato l’importanza che Janet Yellen non compia gli errori fatti in casi simili dalla banca centrale, citando a proposito quanto avvenuto nel lontano 1966.
La Pisani prevede per il 2017 un paio di rialzi di tassi da parte della banca centrale americana, anche se l’intervento in tema di politica monetaria rimarrà complessivamente improntato alla cautela.