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Materie prime: i flussi finanziari sono il volano della speculazione

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A dicembre 2005 Liu Qibing, operatore della ‘Commissione Nazionale Cinese per la Riforma e lo Sviluppo’, ha venduto 200.000 tonnellate di rame sui mercati dei future (una quantità che, secondo gli esperti, supera la totalità delle riserve cinesi). La ‘Commissione Nazionale Cinese per la Riforma e lo Sviluppo’ è stata creata dal governo cinese per risolvere i problemi derivanti dall’approvvigionamento delle materie prime, ma le opportunità di speculazione offerte dall’effervescenza del mercato internazionale, hanno spinto alcuni operatori a lucrare sui contratti.

I prezzi di alcune materie prime ( piombo, zinco, rame e platino) hanno toccato i massimi storici a gennaio 2006. L’oro naviga sui livelli più elevati degli ultimi venticinque anni, mentre alluminio, argento e nichel viaggiano sui livelli raggiunti alla fine degli anni Ottanta. I rialzi messi a segno dai minimi del 2001 superano il 100% per tutti i metalli, e toccano il 300% nel caso del nichel. Dalla scorsa estate i rialzi superano in quasi tutti i casi il 40%. Due fattori hanno dominato questo fenomeno, ed entrambi sono individuabili nel caso dell’operatore cinese Liu: la fortissima crescita della domanda e gli acquisti massicci compiuti dagli investitori istituzionali.

E’ difficile stabilire se l’investimento finanziario o le pressioni speculative abbiano esercitato una pressione sui prezzi delle materie prime, o se gli investimenti siano stati richiamati dalla pressione già esistente. Secondo il team di analisti della banca di investimento HSBC, i fondi vincolati agli indici ‘natural resources’ hanno registrato una crescita del patrimonio pari a 45.000 milioni di dollari nel 2004 e a 75.000 milioni di Usd nel 2005. Le attese per il 2006 includono un ulteriore crescita per 100.000 milioni di Usd. Ricordiamo che nel 2001 il patrimonio di questa categoria di fondi era vicino ai 500 milioni di dollari. Fondi di investimento del calibro di Calpers e alcuni hedge funds sono i nuovi consumatori di materie prime.

Le migliaia di milioni di dollari calcolati da HSBC in investimenti addizionali nel settore, potrebbero tradursi in una crescita degli acquisti dei principali metalli compresa tra l’1% e il 5%. Non è molto, ma se si tiene conto che le previsioni includono un sorpasso della domanda sull’offerta nel mercato del rame e dello zinco, l’effetto si moltiplica.

In ogni caso, gli acquisti e le vendite destinate al consumo finale pesano davvero poco sul mercato internazionale delle materie prime. I mercati finanziari muovono ogni giorno una quantità di future sul petrolio equivalente a un volume pari a 3,5- 4 volte la domanda mondiale di un intero anno ( circa 83 milioni di barili). Nel mercato londinese LME ( London Metal Exchange), la principale Piazza finanziaria del mondo per il settore ‘metalli preziosi’, vengono negoziati (annualmente) contratti future pari a 25 volte la produzione mondiale annua di alluminio, rame e zinco.

I mercati dei future permettono agli operatori di assumere delle posizioni senza essere obbligati a versare il 100% delle scommesse realizzate. Questo metodo è una porta aperta a favore della speculazione. Secondo i dati resi noti dal CFTC, organismo che si occupa della regolamentazione del mercato dei future negli Usa, le posizioni coperte da operatori estranei all’industria dei metalli sono nettamente superiori a quelle assunte dagli industriali del settore. Tuttavia, questa situazione non rappresenta una novità: nel 2003 l’incidenza percentuale delle posizioni speculative era sugli stessi livelli registrati nel 2005. a cura di www.fondionline.it