Janet Yellen spinge il dollaro, solo la sterlina regge il passo

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Il costume da falco indossato ieri dal n.1 della Federal Reserve Janet Yellen spinge il dollaro. Nel corso della testimonianza di metà anno davanti alla Commissione bancaria del Senato, il chairwoman della Fed ha rilevato, per la prima volta, che nel caso in cui le indicazioni in arrivo dal mercato del lavoro dovessero continuare a sorprendere in positivo l’istituto con sede a Washington potrebbe decidere di incrementare il costo del denaro prima del previsto. “Se il mercato del lavoro dovesse continuare a migliorare a un tasso maggiore di quello stimato dal Federal open market committee (il braccio operativo della Fed, ndr) […] l’incremento dei target sui federal funds potrebbe essere anticipato”, ha detto Janet Yellen nel corso del suo intervento.

In spolvero quindi il biglietto verde che dopo aver rotto il supporto di breve a 1,3575 nel cambio con l’euro e in attesa di testare 1,3502 passa di mano a 1,3542 usd. Per Goldman Sachs quattro sono le motivazioni destinate a spingere al ribasso l’eur/usd: differenziale tra i tassi di interesse, boom della produzione petrolifera statunitense, avversione al rischio e andamento delle riserve valutarie. Gli analisti del colosso statunitense hanno ridotto la view a tre mesi sul cross da 1,38 a 1,35 mentre l’outlook a 3-6 mesi è confermato a 1,34 e a 1,3.

Dollaro in evidenza anche nel ninja, il cambio con lo yen, in aumento a 101,7¥. In questo caso gli ostacoli chiave “sono situati in area 102,25-102,8 dove sono posti i massimi toccati a giugno e luglio, la trend line ribassista dal picco di gennaio e la resistenza rappresentata dalla nuvola giornaliera”, si legge in una nota di JPMorgan. “Una rottura al rialzo implicherebbe un progresso sostenuto”.

Dollaro in evidenza anche contro la divisa australiana (-0,35% per l’aud/usd a 93,46 centesimi) che non riesce a capitalizzare le indicazioni migliori del previsto arrivate dai dati relativi crescita economica (+7,5% a/a) e produzione industriale (+9,2% a/a) cinese (il dragone è il primo partner commerciale dell’Australia). Calo maggiore da quasi due mesi per l’incrocio con la moneta neozelandese (-1,2% per il nzd/usd a 86,99 cents) che paga inoltre pegno all’inflazione del secondo trimestre sotto le stime (+1,6% q/q).

Unica divisa che resiste all’avanzata del dollaro è la sterlina, il cable scambia piatto a 1,7130, supportata anche oggi da indicazioni “bullish” in arrivo dall’economia reale. Nel trimestre terminato il 31 maggio il tasso di disoccupazione britannico è sceso, in linea con le stime, dal 6,6 al 6,5%. Si tratta del dato minore dall’ottobre-dicembre del 2008. Il mese scorso i richiedenti il sussidio di disoccupazione sono scesi di 36,3 mila unità, un risultato migliore rispetto alle -27 mila unità stimate dagli analisti.

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