Generali, Donnet: Minaccia di scalata? Favole. E risponde su quota in Intesa SanPaolo

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Non c’è nessuna minaccia di scalata da parte di nessuno: nè dall’estero nè in Italia. Queste sono favole. Non esiste, non è la realtà”. Così ha risposto Philippe Donnet, numero uno di Generali, nel corso di un briefing telefonico con le agenzie di stampa, commentando i risultati di bilancio del del 2016. Il dossier Intesa SanPaolo-Generali aveva tenuto i mercati con il fiato sospeso: ma Intesa SanPaolo ha rinunciato alla fine alla scalata sul colosso assicurativo triestino, che è stato snobbato anche dai francesi di Axa.

Sulla partecipazione pari al 3,4% che Generali ha acquisito in Intesa SanPaolo, il ceo non si è sbilanciato: “Per quanto riguarda il nostro investimento in Intesa, noi non abbiamo l’abitudine di commentare i singoli investimenti: abbiamo più di 500 miliardi di investimenti, quindi non è possibile fare commenti su ognuno di essi. Quando avremo qualcosa da comunicare su questo investimento lo comunicheremo”.

L’investimento in Intesa Sanpaolo era stato effettuato da Generali in chiave antiscalata, dopo la diffusione di notizie su un interesse della banca nei suoi confronti. 

Donnet, incalzato più volte sui rapporti con l’istituto di credito, ha precisato che “la storia di Intesa è definitivamente alle nostre spalle” e che la quota detenuta in essa “non è strategica”.

Concludendo, l’interesse che era stato manifestato da Intesa “non modifica la nostra strategia”: una strategia “stand alone”, che si sta confermando positiva visto che “siamo sulla buona strada per centrare i target”.

Riferendosi ai risultati di bilancio:

“Siamo orgogliosi di questi risultati, ma li consideriamo solo un primo passo nel percorso intrapreso per diventare la migliore compagnia di assicurazione per clienti, agenti, dipendenti e investitori e guardiamo al futuro con fiducia, come un gruppo indipendente, italiano, a vocazione internazionale”. “Gli eccellenti risultati del 2016 confermano Generali come leader del settore in termini di redditività e di performance, dimostrando la nostra capacità di mantenere gli impegni presi con il mercato. Il risultato operativo e la generazione di cassa sono i più elevati di sempre, sostenuti dall’ulteriore miglioramento delle performance in tutto il gruppo”.

Nessun aumento di capitale di vista, visto che la posizione patrimoniale di Generali è solida. L’operazione “non è all’ordine del giorno perchè non c’è bisogno di un aumento. La nostra posizione di capitale è molto solida. Se poi un giorno ci sarà un’opportunità di crescita ci rivolgeremo ai nostri azionisti”.

Alla domanda di chi gli ha ricordato che sono stati gli agenti stessi del gruppo a invocare una capitalizzazione per tutelarsi da ulteriori eventuali scalate, il manager ha risposto:

“I nostri agenti hanno dimostrato il loro attaccamento alla nostra società, come noi ogni giorno lo dimostriamo a loro. Sono anche molto attaccati all’indipendenza del nostro gruppo. Pur condividendo la stessa visione per le nostre Generali, l’aumento di capitale non è all’ordine del giorno”.

Il titolo Generali svetta intanto a Piazza Affari, con un rialzo del 3,31% a 14,68 euro sul Ftse Mib. Intesa SanPaolo guadagna l’1,55%, a 2,486 euro. Occhio alle note positive dein broker, in particolar modo a quella degli analisti di Kepler Cheuvreux, che hanno una copertura sul titolo a “buy” e obiettivo sul prezzo a 15,5 euro, e che hanno confermato la loro raccomandazione sul titolo. 

Kepler ha accolto con favore il dato sull’Economic Solvency Ratio (194%), che è stato superiore di 16 punti base rispetto alle stesse stime della società. Generali “resta sulla buona strada sul fronte di tutti i suoi obiettivi e ha accelerato sui target dei costi”. Kepler guarda con fiducia anche ai “ricavi in linea con le attese” e “alla generazione di cassa”

Dalla relazione di bilancio emerge l’esposizione di Generali verso il mercato dei titoli di stato italiani: a fine 2016 i bond sovrani italiani incidevano per il 37,9% del portafoglio governativo totale, in calo dal 39% di fine 2015. L’esposizione verso i titoli francesi a fine 2016 era a 32,3 miliardi (superiore rispetto ai 31 mliardi del 2015), mentre quella verso i Bund tedeschi si attestava in calo a 4,8 miliadri (da 6,3 mld), pari al 2,8% del totale dal 3,9% del 2015. 

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