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Il G7 si attende nuove pesanti svalutazioni per la crisi subprime

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Nel fine settimana si è tenuto a Tokyo il G7, il vertice dei capi di governo dei Paesi più industrializzati al mondo. Al centro dell’attenzione non poteva non essere la situazione dell’economia mondiale, con gli Stati Uniti d’America sempre più vicini alla recessione, e le condizioni della finanza mondiale, scossa dalla crisi innescata dalla crisi dell’immobiliare Usa e dei mutui subprime.


Proprio quest’ultimo tema e le conseguenze che ha portato sui mercati del credito e sui bilanci delle banche in conseguenza della cartolarizzazione di tali mutui in prodotti derivati strutturati, sono stati oggetto di un’analisi del ministro delle Finanze tedesco, Peer Steinbruck, che ha proposto i dati di provenienza G7 sulla reale entità dei danni provocati dalla crisi.

Secondo Steinbruck le perdite legate ai mutui subprime potrebbero attestarsi nell’intorno dei 400 miliardi di dollari, una cifra decisamente superiore rispetto a quanto finora rivelato dalle maggiori banche e istituzioni finanziarie di Wall Street, pari a 120 miliardi di dollari, e alle stime presentate dalla Federal Reserve lo scorso anno, che vedevano i danni da svalutazione attestarsi in un intervallo compreso tra 100 e 150 miliardi di dollari.


Proprio l’incertezza sulla definitiva entità delle perdite derivanti dalle cartolarizzazioni dei mutui subprime e la difficoltà nell’identificare quali istituzioni ne siano le più colpite, ha spinto i governanti riuniti nel G7 a chiedere una “pronta e completa trasparenza”. Il governatore di Bankitalia e attuale presidente del Financial Stability Forum, Mario Draghi, ha indicati i prossimi dieci giorn come “cruciali in quanto si avranno i primi bilanci certificati da quando la crisi e iniziata”. Non sono esclusi nuovi colpi bassi sui mercati quindi, anche perch+è la crisi si sta estendendo rapidamente e i prossimi bubboni porebbero scoppiare nel comparto degli assicuratori di obbligazioni, tra i quali le americane Mbia e Ambac che sono già state al centro delle attenzioni del mercato nelle scorse settimane.


Nel momento in cui gli assicuratori dovessero trovarsi a pagare miliardi di dollari di risarcimento a seguito del default di obbligazioni contenute nei Cdo assicurati, potrebbero entrare in crisi. Anche perché non è necessario che tutto il prodotto, la cosiddetta obbligazione salsiccia, vada in default, ma è sufficiente, secondo quanto stabilito dalla legge, un certo numero di sue componenti.