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Ftse Mib: a 10 anni il bilancio è ‘disastroso’, decennio perso per chi ha puntato su PAC tricolori

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Il rally di inizio anno del Ftse Mib, che si accoda al buon umore generale dei mercati, cancella solo in parte le sofferenze del 2018 e in generale non sembra poggiare su fondamenta molto solide considerati anche i precedenti degli ultimi anni. Spesso l’entusiasmo di inizio anno non ha avuto seguito negli ultimi anni: sia il 2015 che il 2018 che erano partiti a spron battuto nel primo trimestre per poi rivelarsi anni deludenti per l’azionario italiano. Unica eccezione il 2017 che anche alla fine si è confermato un anno propizio.

 

Ftse Mib gongola nel breve, ma tante spine lungo il percorso 

Nelle prime tre settimane del 2019 il Ftse Mib ha guadagnato il 7,55% riportandosi sui massimi da metà ottobre. Rally in parte tarpato dall’incertezza del settore bancario: Bper Banca segna un -10,05% ytd, Banco Bpm -7,32% e -6% UBI. 

Segno più, ma molto timido, per le big Unicredit e Intesa. Tra le migliori invece Juventus (+36%), Saipem (+20,5%) e FCA (+16%).

 

Il Ftse Mib nel giro di 14 sedute ha recuperato quasi la metà della perdita realizzata nel 2018 (-16,15%).

Il 2019 nei prossimi mesi riserverà molte incognite a partire dal nodo crescita economica, attualmente accantonata dagli investitori, ma Bankitalia venerdì ha fatto capire che quest’anno difficilmente la crescita sarà quanto prefigurato dal governo, si inizia a parlare di manovra correttiva nel corso dell’anno e l’ultimo trimestre vedrà la difficile stesura del budget 2020 con il compito improbo di disinnescare clausole di salvaguardia per 23 miliardi.

 

10 anni persi, il confronto con DAX e indici di Wall Street

 

L’indice guida italiano oggi vale 19.708 punti e rispetto a 10 anni fa il saldo è marginalmente positivo. Il 16 gennaio 2009 valeva 18.703 ovvero: nell’arco di 10 anni si è apprezzato di solo il 5,07%. Pietro Di Lorenzo, analista e fondatore di SOS Trader, lo definisce un lunghissimo “Piattone” che caratterizza l’andamento del mercato azionario italiano che da oltre 10 anni gravita nel rettangolo fra area 12.500 e 24.500, numeri che smentiscono la tesi per cui i “mercati azionari nel tempo salgono sempre. “Se immaginiamo la situazione di chi ha effettuato un PAC (piano di accumulo) investendo periodicamente negli ultimi 10 anni sull’indice Ftse Mib, il risultato è disastroso avendo immobilizzato a lungo un capitale che ha offerto un rendimento nominale del +0,5% annuo ma un rendimento REALE decisamente negativo (per effetto dell’inflazione)”, asserisce Di Lorenzo.

 

Diversa la situazione sui principali indici mondali con il DAX tedesco che oggi vale 11.206 punti e 10 anni fa 4.366 con un apprezzamento del 156,67%. Guardando oltreoceano il confronto è ancora più iniquo: oggi il Dow Jones vale 24.706 il 14.01.2009 era a 8.281 ha quindi triplicando il proprio valore. In conclusione, argomenta Pietro Di Lorenzo, il 10 years challenge ha dimostrato come le “semplificazioni” sui mercati non funzionano. “E’ certamente sensato pianificare piani di accumulo su un indice azionari, purchè venga selezionato opportunamente un sottostante di qualità evitando la fase finale di un ciclo espansivo”.