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Fondi pensione all’attacco dei colossi di Wall Street. L’accusa è di manipolazione Treasuries

La curiosità risiede nel fatto che alcune prove contro gli istituti sono state presentate da una delle banche accusate nella class action di due anni fa, ora ‘aggiornata’ con le …

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I colossi bancari di Wall Street tornano nel mirino della giustizia, dopo la causa intentata da diversi fondi pensione e alcuni investitori, che hanno accusato gli istituti di aver manipolato le aste dei Treasuries, i titoli di stato americani che formano un mercato da $14 trilioni.

Le nuove accuse sono state depositate presso la corte federale di Manhattan e sono andate a confluire in una class-action che risale al luglio del 2015.

Come sottolinea il New York Post, la curiosità risiede nel fatto che alcune prove contro gli istituti sono state presentate da una banca, a sua volta accusata nella class action di due anni fa, ora ‘aggiornata’ con le nuove denunce.

Le banche travolte dall’ennesimo scandalo che travolge il mondo dell’alta finanza hanno nomi altisonanti: si tratta di Goldman Sachs, Deutsche Bank, Morgan Stanley, Royal Bank of Scotland, BNP Paribas e UBS.

Secondo le accuse, le manipolazioni sarebbero avvenute nel periodo di tempo compreso tra il 1° gennaio del 2007 fino alla metà del 2015,  e avrebbero permesso agli istituti di gonfiare i loro profitti, a danno dei clienti.

Il tutto, attraverso la formazione di un vero e proprio cartello, con cui sarebbero state condivise in gran segreto informazioni dei clienti attraverso chat room online.

Gli illeciti sarebbero stati compiuti nell’esercizio delle banche della loro funzione di primary dealer, funzione con cui gli istituti acquistano il debito direttamente dal Tesoro per poi rivenderlo ai loro clienti a un prezzo pre-determinato.

Di norma, quando il Tesoro indice un’asta, gli istituti presentano le loro offerte, sulla base del valore che, a loro avviso, avranno i bond oggetto del collocamento. Il Tesoro poi distribuisce i titoli di stato agli acquirenti in modo proporzionato e a allo stesso prezzo. La banca che ha offerto un prezzo più elevato riceve la fetta maggiore dei bond.

Attraverso la costituzione di un cartello, i trader delle banche accusate si sarebbero scambiati informazioni sui prezzi che i loro clienti avevano presentato per cercare di acquistare i Treasuries, facendo capire l’un l’altra cosa stava accadendo sul mercato e riuscendo a determinare alla fine quale fosse il prezzo migliore per aggiudicarsi la maggiore quota di bond da vendere.