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FMI non crede alla manovra: non garantisce maggiore crescita e penalizza i giovani

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Ennesima bocciatura per la manovra 2019. Oggi è stato il turno del Fondo monetario internazionale (Fmi) che ha espresso perplessità circa gli effetti espansivi delle misure annunciate dal governo. “L’impatto sulla crescita degli stimoli economici è incerto nei prossimi due anni e probabilmente negativo nel medio periodo, se dovesse persistere lo spread elevato” si legge nel rapporto pubblicato dagli ispettori del Fondo monetario internazionale al termine dell’ispezione annuale nel nostro Paese.

“Il prevedibile impatto positivo a breve termine dello stimolo, anche con le nostre ipotesi di moltiplicatori fiscali relativamente elevati” dicono gli ispettori “rischia di essere contrastato dall’effetto negativo derivante dal persistente aumento degli spread sovrani. L’effetto complessivo a breve termine sulla crescita, quindi, è ambiguo, mentre l’impatto a medio termine sarebbe probabilmente negativo”. In particolare, i tecnici dell’istituto di Washington stimano che la crescita si manterrà “attorno all’1% tra il 2018 e il 2020 per poi declinare successivamente”. Secondo gli ispettori dell’istituto guidato da Christine Lagarde lo stimolo programmato dal governo nel testo della legge di bilancio 2019 comporta notevoli rischi al ribasso poiché lascerebbe l’Italia molto vulnerabile. ll Fondo sostiene che “il problema chiave dell’economia italiana è la bassa crescita e il debole progresso a livello sociale”. Il rapporto ricorda che “i redditi personali reali sono allo stesso livello di due decadi fa, la disoccupazione si mantiene attorno al 10%, gli standard di vita delle generazioni più giovani e di mezzo si sono erosi e l’emigrazione è vicina al massimo da 5 decenni. Da qui gli ispettori raccomandano all’Italia di intraprendere un consolidamento fiscale modesto e graduale per contribuire a porre il debito pubblico su una traiettoria decisa e ridurre i costi di finanziamento.

 

Quota 100 aumenterà gli oneri per le generazioni future

Gli ispettori poi si soffermano su una delle misure cardine della manovra, ossia la riforma previdenziale. Dopo che la riforma Fornero del 2011 ha posizionato meglio l’Italia rispetto alla maggior parte dei paesi nel contenimento della spesa elevata a lunghissimo termine, scrivono gli ispettori, i rischi della quota 100 prevista dal governo sono tanti. In particolar modo gli ispettori del Fondo monetario internazionale individuano i maggiori oneri alle generazioni più giovani che lasceranno meno spazio alle politiche di crescita proattiva e porteranno a tassi di occupazione più bassi tra i lavoratori più anziani. “E’ improbabile che l’ondata di pensionamenti creerebbe tanti posti di lavoro per i giovani. Le autorità dovrebbero essere consapevoli del fatto che, anche in presenza di politiche invariate, l’Italia dovrà far fronte a pressioni significative sulla spesa pensionistica nei prossimi 2-3 anni che metterà a dura prova i conti fiscal” concludono.