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Flat tax: riduzione aliquota anche per le banche alquanto improbabile (analisti)

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Difficilmente la flat tax verrà applicata anche alle banche. ne sono convinti gli analisti contenuta nel contratto di governo.

“Riteniamo che, dato l’attuale contesto politico, un taglio delle tasse sulle banche risulti molto improbabile”, sottolinea Equita Sim. La riduzione dell’aliquota fiscale porterebbe alcune banche ad andare sotto pressione in termini di CET1, che in alcuni casi scenderebbe sotto la soglia dell’11,5%. L’applicazione della flat tax porterebbe ad una riduzione del recupero fiscale legato alle Dta (deferred tax asset, più semplicemente imposte anticipate) con conseguente impatto in termini di capitale. In uno scenario in cui fosse però abbassato il tax rate, le banche che sarebbero maggiormente impattate sarebbero quelle con il rapporto DTA/CET più elevato. Data una media del settore del 28%, le banche che hanno un maggiore rapporto DTA/CET sono Carige (72%), Banco BPM (40%), Creval (39%) e MPS (35%).

Anche Mediobanca Securities ritiene che l’applicazione della flat tax alle banche è alquanto improbabile e lo scenario potrebbe essere di un congelamento dell’aliquota al 27,5% così come successo nel 2017 quanto le tasse sulle imprese sono state abbassate al 24%.

Da un’analisi odierna del Sole 24 Ore emerge che la riduzione delle aliquote dal 27,5% attuale al 15-20% comporterebbe per le banche più svantaggi che vantaggi per le banche, almeno nel breve periodo. Il sistema creditizio potrebbe andare incontro a perdite tra i 3,1 e i 5,3 miliardi di euro e l’aliquota Ires, senza una corretta gestione del periodo di transizione, potrebbe avere effetti negativi anche sul patrimonio di vigilanza valido ai fini di Basilea III.