1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Mondo ›› 

Fed di Jerome Powell alza tassi e stime Pil Usa. Dot plot prevede più strette in 2019-20

Ma l’istituto frena i bullish sul dollaro, continuando a prevedere tre rialzi del costo del denaro nell’anno in corso.

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

La Federal Reserve di Jerome Powell ha alzato i tassi sui fed funds come previsto e ha apportato alcune modiche al dot plot. Da segnalare che il dot plot indica graficamente quanti membri del Fomc – il braccio di politica monetaria della Fed – ritengono che i tassi saliranno a un determinato livello nel breve-medio e più lungo periodo.

La stretta annunciata è stata di 25 punti base, e ha portato il costo del denaro Usa al nuovo range compreso tra l’1,5% e l’1,75%. E’ stato il sesto intervento da quando la Fed ha iniziato a rialzare i tassi dal minimo attorno allo zero, nel dicembre del 2015.

Nel comunicato diffuso dopo l’annuncio sulla nuova stretta monetaria, si legge che la Fed segnala altri due rialzi nel 2018, per un totale di tre nell’anno: tale dichiarazione ha frenato i bullish sul dollaro, in quanto sui mercati alcuni trader e analisti avevano rivisto al rialzo le loro aspettative sui tassi, prevedendo fino a un totale di quattro interventi nel 2018.

Allo stesso tempo, come ‘fotografato’ nel dot plot, la Fed ha comunicato che, negli anni 2019-2020, i tassi sui fed funds saranno alzati in modo più sostenuto, tanto da prevedere per il 2019 tre interventi, rispetto ai due stimati finora, che porteranno il costo del denaro al 2,9%, rispetto al 2,7% atteso in precedenza.

Attesi inoltre altri due rialzi nel 2020, al 3,4%, rispetto al 3,1% dell’outlook di dicembre.

Il Fomc conferma l’ottimismo sulla crescita: “l’outlook economico si è rafforzato negli ultimi mesi”, anche se si nota come il comunicato abbia parlato di una crescita dell’attività economica a “un passo moderato“, rispetto al “ritmo solido” rilevato nel corso dell’ultima riunione del Fomc.

La Fed di Jerome Powell ha rivisto comunque al rialzo le stime sul Pil Usa del 2018 dal +2,5% atteso a dicembre al +2,7%; migliorato anche l’outlook del 2019, dal +2,1% precedente al +2,4%. Nel 2020, atteso un indebolimento del Pil al 2%, mentre in un’ottica di più lungo periodo le previsioni rimangono inchiodate a un ritmo di crescita dell’1,8%.

La commissione ha fatto notare che sia le spese delle famiglie, che gli investimenti fissi delle aziende “hanno moderato il passo rispetto ai forti trend del quarto trimestre”.

Riviste al rialzo anche le attese relative all’inflazione, anche se quella per l’anno in corso è stimata all’1,9%, sia per l’indice complessivo che per la componente core, come in precedenza.

Per il 2019, si prevede invece un’accelerazione della componente core delle spese per consumi personali del 2,1%, più del 2% stimato in precedenza, a fronte del 2% dell’indice generale, outlook lasciato invariato.

Nel 2020 l’inflazione è attesa infine al 2,1%, in rialzo dal 2% delle stime precedenti, sia per il dato generale che per quello core.

Altra variazione all’outlook è quella sul tasso di disoccupazione, che viaggia già ai minimi storici, pari al 4,1%.

Per il 2018, le attese sono di un calo al 3,8%, rispetto al 3,9% previsto a dicembre; per il 2019 si stima un ulteriore rallentamento al 3,6% dal 3,9% delle stime precedenti. Tagliato anche l’outlook del 2020, dal 4% al 3,6%.