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Fed, in attesa minute funzionari smorzano scommesse su rialzi tassi più aggressivi. Ed è alert da immobiliare Usa

Peter Schiff avverte: “Il problema è questo: l’America non ha più un soldo. L’America non è stata mai così indebitata prima d’ora…Il debito è più che raddoppiato dalla crisi finanziaria. …

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Wall Street ritenta la scalata, con il Dow Jones che riagguanta la soglia dei 25.000 punti grazie al contributo positivo di titoli come Apple e McDonald’s, in attesa della pubblicazione delle minute della Fed relative all’ultima riunione di gennaio.

Dati contrastati arrivano dal fronte macroeconomico, con l’indice preliminare PMI servizi degli Stati Uniti che sale al record in sei mesi e l’alert dal mercato immobiliare, certificato dalla brusca frenata a inizio anno delle vendite di case esistenti.

D’altronde, il costo del denaro sta aumentando e le famiglie ne avvertono l’effetto direttamente sulle proprie tasche. Accendere un mutuo costa di più, e i prezzi delle case per molti acquirenti sono, a questi livelli, un deterrente.

Le speculazioni su strette monetarie più aggressive da parte della Federal Reserve sostengono il dollaro e i tassi sui Treasuries che, complice la massiccia di offerta da $258 miliardi che in parte si è già riversata sui mercati, raggiungono livelli che non si vedevano dai tempi del crac di Lehman Brothers.

A smorzare tali speculazioni interviene tuttavia il presidente della Federal Reserve di Philadelphia Patrick Harker, che afferma che due rialzi dei tassi di interesse nel corso di quest’anno potrebbero essere “appropriati”. D’altronde, fa notare, a fronte di un’economia relativamente forte, c’è la questione dell’inflazione “ostinata”, che a suo avviso centrerà il target del 2% soltanto entro la fine del 2019.

Le aspettative dei mercati sul rialzo dell’inflazione sono state dunque esagerate?

Se un altro funzionario della Fed, il presidente della Federal Reserve di Minneapolis Neel Kashkari, si concentra piuttosto sulla relazione tassi-mercati, avvertendo che la politica monetaria non può essere condizionata dalle oscillazioni dei mercati, e sottolineando che Wall Street reagisce in modo eccessivo a tutto, del trend del costo del denaro torna a parlare il numero uno della Federal Reserve di Dallas, Rob Kaplan.

Kaplan afferma che quest’anno la Fed dovrebbe alzare i tassi “in modo graduale e con pazienza”.

Il dato relativo alle vendite di case esistenti pubblicato oggi getta inoltre un’ombra sulla presunta solidità dell’economia Usa.

Solidità in cui non crede affatto il noto uomo d’affari e investitore americano Peter Schiff che anzi, guardando ai mercati, ritiene che ci siano tutti gli ingredienti per un crash in stile 1987. D’altronde, a suo avviso, “l’economia non è migliorata con Trump”. Questa, fa notare, “non è una economia in fase di boom. Trump continua a dirci che stiamo assistendo al boom dell’economia, ma non c’è niente che sia interessato da un boom”.

“Gli investitori – sostiene – non sono stati così ottimisti… dal 1987. Sono più ottimisti anche rispetto a quanto lo fossero nel picco della bolla tecnologia, nella bolla dot-com (…)”.

“Il problema è questo – sentenzia Schiff, AD di Euro Pacific Capital, società di brokeraggio con sede a Westport, Connecticut: l’America non ha più un soldo. L’America non è stata mai così indebitata prima d’ora…Il debito è più che raddoppiato dalla crisi finanziaria. E perchè abbiamo sofferto una crisi finanziaria? Perchè avevamo troppo debito!”