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Ericsson, arriva la stangata svalutazioni e accantonamenti. Parla gestore short sul titolo

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Altro annuncio negativo da Ericsson, dopo il profit warning lanciato appena sei mesi fa. Il colosso svedese delle telecomunicazioni ha reso noto che i costi del processo di ristrutturazione che sta portando avanti sotto l’egida del nuovo ceo Borje Ekholm saranno il doppio rispetto a quanto originariamente previsto.

Tuttavia le novità non riguardano soltanto i costi, ma anche gli accantonamenti e le svalutazioni.

Stando a quanto riporta Reuters, l’azienda ha comunicato che gli accantonamenti del primo trimestre dell’anno – resi necessari a causa di sviluppi negativi di alcuni suoi progetti – ammonteranno a un valore compreso tra 7 e 9 miliardi di corone (l’equivalente di $797 milioni-$1,02 miliardi); le svalutazioni degli asset, sempre del primo trimestre del 2017, avranno un impatto sugli utili operativi di 3-4 miliardi di corone ($342-$456 milioni), mentre i costi di ristrutturazione saranno complessivamente di 6-8 miliardi di corone svedesi nel 2017: di questi costi, due miliardi di corone saranno imputati al bilancio del primo trimestre.

Il nuovo amministratore delegato ha preso le redini di Ericsson a gennaio, in un contesto in cui l’azienda fa fronte a diverse sfide tra cui il calo della quota di mercato, provocato anche dalla competizione della cinese Huawei e dalla finlandese Nokia. Ekhlom ha affermato di prevedere comunque miglioramenti significativi nel 2018.

“Sono convinto che Ericsson, su base sostenibile, possa almeno raddoppiare il margine operativo del gruppo del 2016, escludendo gli oneri di ristrutturazione”.

Tuttavia, così ha commentato gli annunci a Reuters Inge Heydorn, gestore di fondi presso Sentat Asset management, che ha una posizione short sul titolo Ericsson:

“Cosa è successo nel primo trimestre, al punto da rendere necessari accantonamenti di 7-9 miliardi? Sono molti soldi e la cosa mi sembra molto strana”.

Sulla borsa di Stoccolma, a seguito degli annunci, il titolo Ericsson è sceso fino a -2,8%, a 57,5 corone. La performance da inizio anno è comunque positiva: le quotazioni sono salite dell’11% fino alla seduta di ieri, dopo essere crollate del 35% nel 2016.