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Economia Usa solida? Mercato del lavoro rallenta, mercati ora vogliono assist Fed

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Uno schiaffo in piena faccia all’economia Usa arriva dal mercato del lavoro, la reazione dei mercati è positiva, ma per poco. Dopo un po’ tornano protagoniste le vendite, con il Dow Jones che cede 200 punti circa.

L’economia ha messo il freno, su questo non c’è alcun dubbio. Ma i mercati hanno capito anche che la Fed è pronta a fare un passo indietro nel percorso rialzista dei tassi: non nell’imminente riunione del 18-19 dicembre quando, secondo le attese, alzerà il costo del denaro Usa per la quarta volta dall’inizio dell’anno, ma più in avanti.

Il problema è che alcuni analisti consigliano agli investitori di non avere aspettative troppo alte su un eventuale dietrofront della Banca centrale Usa. L’economia, spiegano infatti, rimane comunque solida.

Le speculazioni su una Fed più colomba sono state alimentate nella giornata di ieri da un articolo del Wall Street Journal: fonti interpellate dal quotidiano hanno riferito che Jerome Powell & Co. potrebbero decidere di essere più cauti a partire dall’anno prossimo, visto che dal fronte macroeconomico arrivano segnali inequivocabili del rallentamento della congiuntura. Si parla addirittura della presenza di un piano di emergenza nei cassetti della Fed.

I dati arrivati oggi dal mercato del lavoro, con la pubblicazione del report occupazionale di novembre, hanno di fatto avallato le speranze dell’azionario su un aiuto della Fed.

Nel mese di novembre, l’economia Usa ha creato infatti 155.000 nuovi posti di lavoro, deludendo le stime degli economisti, che avevano previsto una crescita più solida, pari a +198.000.

Il tasso di disoccupazione si è confermato invece stabile al 3,7%, al minimo dal 1969, come da attese.

Debolezza dal fronte dell’inflazione, con i salari orari che sono cresciuti nuovamente al ritmo del 3,1% su base annua, guadagnando appena lo 0,2% su base mensile, peggio del +0,3% stimato dal consensus.

I mercati hanno guardato anche alla revisione al ribasso dei dati di ottobre, con la creazione di nuovi posti di lavoro pari a 237.000 unità, rispetto alle 250.000 unità inizialmente riportate. Rivisti al rialzo invece i numeri di settembre, dalle precedenti +118.000 unità a quota 119.000.

Il fattore Fed – che ha fatto da assist anche alle borse asiatiche, prima, e poi alle borse europee – ha permesso al Dow Jones di aprire con rialzo di 100 punti.

Tuttavia, alcuni analisti hanno invitato a non puntare troppo su un ripensamento della Fed sul trend dei tassi.

Intervistata dalla Cnbc Kate Warne, strategist degli investimenti presso Edward Jones, ha per esempio commentato i numeri relativi al mercato del lavoro, affermando che non necessariamente saranno sufficienti a far cambiare idea alla Banca centrale americana:

“Il mercato sta leggendo troppo in questi dati – ha detto Warne – Il report (occupazionale) si è rivelato solido, certo non incredibile, ma sufficiente a garantire che le strette monetarie proseguiranno”.

Dello stesso avviso Vincenzo Longo, market strategist per IG, che ha messo in evidenza la solidità dell’economia Usa.

“I dati odierni confermano un buono stato di salute dell’economia statunitense, nonostante siano leggermente inferiori alle attese. La crescita dei salari sullo stesso ritmo del mese precedente comunque impone alla Fed di agire con un rialzo dei tassi d’interesse a dicembre, nonostante le recenti minacce arrivate dai mercati. Cambia l’outlook per il prossimo anno quando probabilmente i rialzi saranno limitati a uno, con un approccio wait and see della Banca centrale statunitense visti i crescenti downside risk a livello globale”.

Longo ha continuato:

“Sebbene i dati macro statunitensi continuano ad essere solidi, gli investitori si aspettano un rallentamento dell’economia in futuro, come conferma anche il recente flattening della curva. Ad ogni modo se la congiuntura al momento spinge la Fed ad andare avanti con i rialzi dei tassi, le aspettative poco rosee impongono una maggiore cautela. Crediamo pertanto che il rialzo di dicembre rimanga sul tavolo, mentre il prossimo anno tutto sarà legato all’evoluzione della guerra commerciale tra Usa e Cina, alla Brexit e al rischio di un rallentamento dell’economia globale più in generale”.

Lo strategist ha concluso, affermando che, a suo avviso, “la volatilità è destinata a rimanere alta ancora per qualche settimana, in vista anche del voto del Parlamento britannico della prossima settimana (11 dicembre)”.

E,di fatto, Wall Street si avvia a chiudere una settimana di contrattazioni all’insegna della volatilità, con il Dow Jones e lo S&P 500 in calo del 2,3% fino alla chiusura di giovedì e il Nasdaq in flessione dell’1,9%. Gli indici hanno scontato, tra le altre cose, proprio i timori di una frenata brusca dell’economia Usa.