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Cresce l’avversione al rischio. Record per l’oro, petrolio di nuovo a quota 100 $ a New York

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Mercati sotto pressione nelle prime ore della seduta di metà ottava. Dopo i cali di circa 1 punto percentuale registrati ieri dalle piazze finanziarie europee e da Wall Street, la nuova impennata dei prezzi del petrolio, tornati ieri in area 100 dollari al barile a New York, ha contribuito ad aumentare nuovamente l’avversione al rischio sui mercati. Oltre all’impennata del petrolio, ieri l’oro ha toccato i suoi nuovi massimi assoluti a 1.434 dollari l’oncia. Minore propensione al rischio che influenza anche il mercato valutario con il franco svizzero, tradizionale valuta rifugio insieme allo yen, che si è riportato nei pressi dei massimi storici rispetto al dollaro Usa con cross $/chf a 0,9268.


 

In Libia continuano gli scontri tra i ribelli libici e le forze fedeli al leader Muammar Gheddafi. Secondo le ultime notizie riferite dalla la tv araba Al Jazeera, le forze fedeli al leader libico Muammar Gheddafi avrebbero ripreso il controllo di Brega a seguito di violenti scontri con i ribelli. Mercati che guardano soprattutto al possibile avvio di rivolte in Paesi mediorientali. Dall’Iran arrivano notizie di scontri tra  manifestanti iraniani e forze di sicurezza del Paese.


“La volatilità dei mercati è aumentata in seguito alle parole del presidente della Fed e le borse americane hanno accelerato il movimento a ribasso, causato anche dalle tensioni geopolitiche che non accennano a migliorare (anzi, il timore di possibili ulteriori peggioramenti sono sempre più dietro l’angolo)”, rimarca la nota odierna di FXCM Forex Capital Markets. Ben Bernanke nell’audizione semestrale al Senato ha sottolineato che il contesto macro è incoraggiante nell’ultimo periodo ed il mercato del lavoro ha mostrato dei miglioramenti, anche se contenuti. In merito all’inflazione, il balzo del petrolio nelle ultime settimane è in grado di influire sull’andamento dell’inflazione solo in maniera “modesta e temporanea”. Tuttavia, Bernanke ha dichiarato che la Fed monitorerà attentamente l’andamento dei prezzi delle commodities per evitare che le aspettative di rialzo dell’inflazione eccedano il 2%.


Sui mercati si teme che Un rialzo duraturo del petrolio metta a dura prova la ripresa economica. “Dopo il 2008 sappiamo che se il prezzo del petrolio sale oltre la soglia di 100 dollari al barile frena l’economia globale, producendo in particolare un impatto sulle economie asiatiche che utilizzano in modo meno efficiente l’energia”, rimarca Neil Dwane, Chief Investment Officer Europe di RCM (Allianz Global Investors) che stima approssimativamente che ogni incremento di 10 dollari nel prezzo del petrolio costa all’economia globale circa lo 0,5% in termini di crescita. Studio analogo quello di Société Générale che settimana scorsa ha previsto un impatto negativo dell’1% sull’economia mondiale se si materializza un rialzo delle quotazioni del petrolio pari a 20 dollari. La casa d’affari transalpina ritiene però che solo un Wti crude oil a 136 dollari porterebbe a uno shock simile a quello del 2008, mentre per assistere a una crisi simile a quelle degli anni ’80 il greggio dovrebbe spingersi fino a quota 200 dollari. John Velis, responsabile Capital Market Research per l’area EMEA di Russell Investments. Velis ritiene che, sulla scia di ripetute pressioni inflazionistiche, i prezzi dei beni di prima necessità e dei materiali potrebbero aumentare, andando a pesare sui margini delle aziende.

 

Alle 10.40 l’indice Ftse Mib cede l’,32% a quota 21.933 punti con in difficoltà il comparto bancario e Fiat che paga le deboli indicazioni arrivate ieri dalle immatricolazioni di nuove auto a febbraio in Italia. A Tokyo, l’indice Nikkei ha infatti terminato le contrattazioni a 10.492,38 punti, registrando una flessione del 2,43%.